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Fra i Dauni e i Sanniti non scorreva buon sangue e questo fu di fondamentale importanza durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), quando l'esercito romano, nel tentativo di prestare soccorso a Luceria, assediata dai Sanniti, subì una grave sconfitta nella battaglia delle forche caudine.

A seguito di tale evento disastroso, nel 320 a.C., il console Papirio Cursore attaccò la città, liberando i prigionieri romani, e pose il suo dominio su di essa. Dopo pochi anni, nel 315 a.C., l’antica città dauna si ribellò a Roma, tornando dalla parte dei Sanniti, ma durò poco, in quanto nel 314 a.C. i consoli Petilio e Sulpicio riuscirono ad impadronirsi con la forza di Luceria, che si trasformò in colonia romana e si sviluppò grazie alla favorevole posizione difensiva.

Nel 295 a.C. i Sanniti tentarono un ultimo attacco verso Lucera, ma il console M. Attilo Regolo riuscì a sconfiggere le truppe nemiche, sancendo in modo definitivo la vittoria romana.

Nel 265 a.C. Luceria fu messa a capo di una delle 4 province questorie della repubblica. Fedelissima a Roma, la Colonia "iuris latini", per la sua grande lealtà, fu sempre tenuta in grande considerazione dai Consoli e dal Senato (Lucerinis bonis et fidelibus sociis – Livio:IX, X), ricevendone ampia autonomia e indipendenza d’azione: diritto di conio con proprie monete, proprie leggi, proprio fisco, propri magistrati.

La città venne fortificata e l’assetto urbano venne completamente trasformato. Cinta di mura ben oltre il nucleo urbano per cinque miglia, fu aperta da 4 porte:
-a nord la Porta Sacra, verso Tiati (San Paolo di Civitate);
-a nord ovest la Porta Albana fra il Monte Albano e il Monte Belvedere;
-a sud la Porta Ecana, verso Aecae (Troia);
-a sud est la Porta Arga verso Arpi.

Con l’avvento dei Romani, Luceria fu riempita di templi e i lucerini presero a venerare le divinità dell’impero, in primis Minerva, l’ Athena Iliàs della Grecia. Sempre più importanza ebbe il tempio su Monte Belvedere, che divenne un vero santuario, venerato da ogni parte dell’Apulia. Numerose sono le testimonianza archeologiche di questo tempio, in primis la "stirpe votiva" del Belvedere: testa di Athena col elmo, di Alessandro Magno e di Augusto, e alcune divinità Afrodite, Persefone, Proserpina conservate presso il Museo Archeologico “Fiorelli” di Lucera.

Importanza ebbe anche la transumanza; le lane e le gregge di Luceria infatti erano rinomate in tutto l’impero.

A fianco di Roma nella guerra contro Pirro, re dell’Epiro (280-275 a.C.), Luceria fronteggiò anche la guerra annibalica (218-201 a.C.). Nel 217 a.C.: «Presso Geronio,a cinque leghe a nord di Lucera... Annibale si teneva pronto a difendere il campo e i distaccamenti sparsi nelle campagne.»[2]. Anche in quest’occasione Luceria rimase fedele a Roma, che la proclamò colonia togata, comandata quindi da un "Senatus Consultus".

L’ennesima rivolta arrivò tra il 91-88 a.C. Luceria difese l’impero nella guerra marsica e nel 90 a.C., in rispetto della lex iulia de civitate, Roma concedeva alla sempre fedele Luceria la propria cittadinanza. La città adottò la sigla S.P.Q.L. (Senatus Populusque Lucerinus) simile a quella usata a Roma.

Durante la guerra civile del 49 a.C., prima che Giulio Cesare presidiasse la città con una propria guarnigione, Lucera fu quartier generale delle truppe di Pompeo Magno.

Con l’uccisione di Giulio Cesare (44 a.C.) e l’avvento di Ottaviano Augusto e della dinastia giulio-claudia (27 a.C. - 68 d.C.), Luceria entrò nel periodo di maggior splendore. Rappresenta infatti uno dei centri più importanti della regio II assieme a Brindisi, Canosa e Taranto.

Nel 31 d.C., dopo la vittoria di Azio, Luceria venne inserita nelle 28 colonie augustee; fu una delle prime città a riconoscere la natura divina di Augusto, al quale dedicò numeroso edifici pubblici, che servirono a mutare l’assetto urbano della città: il teatro, il circo, numerosi templi, l’acropoli e le terme…

Tra il 27 a.C. e il 14 d.C., il magistrato lucerino Marco Vecilio Campo, fece costruire a sue spese, in onore di Ottaviano Augusto, il grande Anfiteatro nella parte est della città. Lo stesso imperatore spesso si recava a Lucera per assistere a combattimenti fra gladiatori o addirittura tra feroci bestie; e cita Luceria nel suo testamento politico.

In epoca imperiale Luceria, oltre ad arricchirsi di palazzi, templi e terme, registra la fondazione di una delle prime comunità cristiane: prima dell’anno 60 d.C. l’apostolo Pietro, di passaggio per la città romana, battezzando nelle acque del fiume Vulgano, pose a capo della nascente Diocesi di Lucera, Basso, un lucerino considerato primo vescovo della città, martire cristiano sotto l'imperatore Traiano (112 circa) assieme ai Vescovi di Siponto e di Ecana (oggi Troia). Dopo anni di sede vacante, nel 251 Cornelio I mandò a Lucera Pardo. Uomo pio e devoto, fece costruzione la prima Cattedrale della città nell’attuale Piazza San Giacomo e all’interno fece seppellire il corpo di Basso; la chiesa era dedicata ai Santi Giacomo Maggiore e Barnaba apostoli. A Pardo si deve anche l’edificazione di una piccola cappella dedicata a Santa Maria della Spiga, sul resti di un tempio romano, a nord della città. Resto per 13 anni alla guida della diocesi; si spense 17 ottobre 264 e venne sepolto nella Cattedrale, accanto a San Basso. Seguirono Giovanni (300) e Marco I (302-328), che fu sepolto a Bovino, dove tutt’ora è venerato.

In ricordo del passaggio dell’Apostolo e delle conversioni che ne sono seguite, nei pressi del fiume Vulgano, fu innalzata la prima chiesa locale, intitolata a San Pietro in bagno.

Nel III secolo d.C., sotto Costantino, Luceria diventa capoluogo della provincia di Apulia et Calabria e nel IV secolo d.C., è fregiata dell’appellativo di "Civitas Constantiniana".

Del V secolo d.C. sono i ritrovamenti del nucleo paleocristiano nell’attuale Borgo San Giusto nell’agro di Lucera e dalla fine dello stesso secolo si ha la documentazione certa della sede

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