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Sotto gli Svevi, Luceria riprese ben presto il suo ruolo centrale, con l’arrivo dell’imperatore Federico II e dei musulmani.

Sul Monte Albano, sui resti dell’antica acropoli romana, Federico II fece costruire una cittadella che sovrastava imponente Luceria e, precisamente nell'angolo nord-est, il suo regale palatium anche se oggi, tra la ricchezza dei reperti di origine angioina e aragonese, si nota ben poco del federiciano castrum seu palatium.

È tuttavia ancora osservabile lo zoccolo perimetrale e, per quel poco che ne resta, anche le mura a scarpate la presenza di feritoie ad uso degli arcieri. La parte inferiore dell'edificio (quella più propriamente difensiva) doveva avere funzioni di rifugio estremo in caso di pericolo. Anche la residua pavimentazione del cortile interno, con la particolare cura delle rifiniture, è attribuita all'epoca di Federico di Hohenstaufen.

Poche furono le visite dell’Imperatore nella sua Luceria, risalenti per lo più nelle primavere del 1231 e del 1240, fino al novembre del 1246. Più sovente infatti si recava della vicina località di Fiorentino, dove restava a riposo per intere giornate, intervallando la sua passione per la caccia a quella per la buona tavola.

Nel 1223, Federico II, a seguito della lotta armata fra i musulmani e le truppe sveve, dalla Sicilia e più precisamente dalla città di San Cipirello Jato, deportò a Luceria numerosi musulmani, una vera e propria colonia saracena; riuscì però a renderli inoffensivi, lasciandoli liberi di sviluppare le loro attività (fabbricanti di tappeti, tende, ceramiche, ma anche agricoltura e artigianato), fornendo ovviamente all’Imperatore imponenti guerrieri, fondamentali per le varie lotte contro la Santa Sede. A tal proposito i saraceni furono liberi anche di professare la propria religione islamica: nel 1239, sembra non si contassero più di dodici abitanti di religione cristiana. Il borgo si era sviluppato verso il Castello, in conseguenza degli arrivi e vennero fatte costruire numerose moschee al posto delle chiese e la città fu detta "Luceria Saracenorum". Furono inoltre ricostruite le mura andate in rovina, restando invariato il numero delle porte d’accesso alla città. I cristiani che rimassero in città venivano molestati perennemente dai saraceni e, per paura di eventuali saccheggi, nascosero in un posto sicuro chiamato Tribuna la venerata statua di Santa Maria. I vari ordini monastici che si erano stanziasi sul territorio, furono estromessi dal regno.

Lugàrah, conobbe in quel periodo una notevole fioritura, tanto che ben presto venne paragonata, dai viaggiatori e dagli storici musulmani di allora, alla Cordova dei califfi. Furono aperti Istituti Scientifici, sotto la guida dello stesso Federico II, coniante monete con l’immagine dell’imperatore, nacquero anche fabbriche di armi, ma anche botteghe dell’ottone. Diversi furono gli animali esotici, dai leoni agli elefanti, dal cammelli alle aquile e ai falchi, rapaci adorati dallo stesso imperatore.

La Lucera musulmana restò fedele alla casa sveva e, dopo la morte di Federico II nel 1250 avvenuta nella vicina Fiorentino, parteggiò nel 1254 per Manfredi, che restò in città fino alla sconfitta di Benevento del 1266, che segnò l'entrata in scena dei d'Angiò. Nonostante ciò la città rifiutò l'obbedienza a Carlo I d'Angiò, restando fedele all'ultimo erede degli Svevi, Corradino, fino alla sua uccisione avvenuta a Napoli nel 1268.

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