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Vari furono i capovolgimenti storici che affrontarono i d'Angiò sul finire del 1300, con una feroce lotta per la successione sul regno di Napoli, che causò anche il brutale assassinio nel 1382 della regina Giovanna I per ordine di Carlo V.

Con l'inizio del 1400 anche le città risentirono di queste problematiche e la città di Santa Maria dal 1407 fu amministrata da un Decurionato, un consiglio di dieci cittadini scelti sia tra la nobiltà, sia tra il ceto medio e sia tra i popolani. Il Decurionato, per deliberare sulle varie questioni della città, si radunava spesso nella chiesa edificata in onore di San Pardo.

Nel 1418, il frate Giovanni Vici da Stroncone fece realizzare sul Monte Belvedere un convento e una chiesa francescani, dedicati al SS. Salvatore, quale oasi di preghiera per i viandanti. Il frate, pieno di fervore, si recava spesso tra le rovine di vecchi castelli abbandonati, in cerca di qualunque cosa che potesse abbellire il suo convento. Fu sui resti di Castel Fiorentino che trovò due lastre di pietra, che formavano la mensa di Federico II. Riuscì a portarle in città, dove le utilizzò come altari maggiori nella Cattedrale e nella chiesa del SS Salvatore. Morì nel suo convento, dove fu sepolto, in fama di santità; salito agli onori degli altari, è Beato.

Con l'arrivo degli Aragonesi e di Alfonso il Magnanimo nel 1442, la città di Santa Maria, oltre a mantenere il dominio della Capitanata, ottenne l'istituzione della Regia Audientia Provincialis, supremo tribunale civile e penale della Capitanata e del Contado del Molise, e della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, istituita nel 1447. Tale istituzione fece diventare la città sede della Dogana, annessa al convento delle celestine di Santa Caterina. La transumanza obbligatoria dall'Abbruzzo sul Tavoliere di Puglia, con la nascita del Tratturo Lucera-Castel di Sangro, aumentò gli incassi comunali e anche il benessere dei cittadini. La sede restò a Santa Maria fino al 1468 quando fu spostata alla vicina Foggia, che in quegli anni iniziava ad estendersi.

Il 4 dicembre 1456 un terrificante movimento tellurico sconvolse la Capitanata. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma resto in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria Patrona.[13]

Nel 1478 il vescovo Pietro Ranzano fu scelto per la guida della diocesi della città. Durante il suo episcopato, si registra l'arrivo dei frati carmelitani, che edificarono appena fuori le mura della città il loro monastero dedicato alla Vergine del Monte Carmelo.

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