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La povertà invase la città all'inizio del Novecento; numerosi erano i senzatetto e gli elemosinanti. Per porre rimedio a questa situazione, grazie alla nobile Maria de Peppo Serena, l'ormai abbandonato convento dei Cappuccini, nel 1900 venne trasformato in Ricovero San Giuseppe, dove trovarono dimora i tanti mendicanti della zona. La struttura fu ristrutturata e, non trovando più al suo interno l'antica statua di Santa Maria di Costantinopoli, la piccola chiesa del convento fu intitolata a Sant'Anna, a cui ancora oggi è dedicata. Seguirono altre iniziative a favore dei più bisognosi: l'apertura del Consorzio Agrario nel 1903 e la trasformazione in ospedale muliebre della casa di cura per anziani nel 1907.

Nel 1902 nacque la Banca Musicale, diretta dal maestro Silvio Mancini; nel 1904 la Biblioteca Comunale venne sposta nell'attuale sede nel Palazzo Municipale e nel 1905 a Palazzo Mozzagrugno furono raccolti i primi reparti archeologici di Lucera, dando vita al primo museo in Puglia a nord di Bari.

Furono aperti anche il Politeama Margherita nel (1906) e il Teatro Garibaldi nel (1907), dopo un periodo di restauro; ricostruite invece la chiesa di San Giacomo (1903) e la chiesa di Santa Maria della Spiga (1921), intorno alla quale pian piano si formò il nuovo quartiere dei Cappuccini.

In quegli anni, Lucera fiorì per le industrie molitorie e di laterizi. Vi fu un sostanziale aumento delle colture ortofrutticole, nonché un aumento di allevamenti di bestiame. Tutto ciò comportò la nascita di alcune banche locali. Inoltre Lucera fu rinomata per il suo Carnevale, che era fra i più importanti della regione. Tutto ciò favorì un incremento demografico e il vecchio Piano dei Puledri si riempì di abitazioni, eliminando il vuoto esistente fra il centro della città e la fortezza. Nel nuovo quartiere sorse anche una cappella dedicata a San Michele Arcangelo.

La Grande Guerra giunse anche a Lucera e la città perse 157 uomini e numerosi furono i mutilati; la città continuò ad impoverirsi e anche l'economia ebbe il suo tracollo. Fu in quegli anni che le donne di Lucera iniziarono la ribellione che portò nel 1917 all'assalto del Municipio e alle conseguenti dimissioni del sindaco. Ma, l'anno seguente, un'altra sciagura si abbatté sulla città: la febbre spagnola che, fra le numerose vittime, si portò via anche il vescovo Lorenzo Chieppa. Il periodo nero però non sembrava finire e l'11 luglio 1919 la popolazione scese in piazza per protestare contro le tasse e i vari problemi legati alla mancanza di denaro; accadde l'impossibile e il bilancio fu tragico con 10 morti e più di 80 feriti. Nel 1920, ai caduti in guerra venne dedicato un monumento in Piazza Duomo eseguito dallo sculture Guido Passaglia. Alla fine della prima guerra mondiale, i contrasti politici continuarono ad aumentare notevolmente, fino all'avvento del fascismo e del trasferimento del Tribunale a Foggia nel 1923; ciò ferì profondamente la città, che sentiva venir meno anche l'ultima istituzione che aveva gelosamente custodito per secoli. Fu così che il Governo, nel 1924 istituì a Lucera una colonia agraria, presso l'antico convento della Pietà, e un Regio Istituto Tecnico che fu intitolato a Vittorio Emanuele III.

In tutto questo turbine di eventi, nel 1922 arrivarono in città i Padri Giuseppini del Murialdo, che s'insediarono nel convento di santa Caterina, trasformandolo in un oratorio per i giovani.[24] In quegli anni Lucera cercò di adattarsi nel suo piccolo alle innovazioni del ventesimo secolo: rete idrica e fognaria (dal 1927), pavimentazione di strade, realizzazione del campo sportivo inaugurato nel 1930, l'inaugurazione dell'edificio scolastico “Edoardo Tommasone” e del Palazzo della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), lavori di restauro della Cattedrale e della Fortezza, con rimboschimento delle colline e con ritrovamento della Stipe votiva nei pressi del convento del SS. Salvatore.[25]

Nel 1932 i Frati Minori Conventuali riescono a tornare ad abitare nel convento trecentesco, collegato alla chiesa di San Francesco, anche se gli spazi sono stati ridimenzionati a favore della Casa Circondariale, che detiene perfino la cella del Padre Maestro. Nel 1934 fu trasferito il Museo Civico nel Palazzo de Nicastri-Cavalli e nel 1938 finalmente anche il Tribunale tornò a Lucera.

Durante la seconda guerra mondiale, Lucera non fu mai bombardata e mai attaccata. Si racconta che gli aerei che dovevano bombardare la città non riuscirono ad individuarla a causa delle nubi. I cittadini considerarono l'evento come fatto miracoloso attribuito all'intercessione di Santa Maria Patrona e riempirono la città di edicole votive con piccole riproduzioni della Vergine, che ancora oggi sono visibile in tutto il borgo antico. Sono datate 1942-1943. Le migliaia di sfollati di Foggia e dei centri limitrofi trovano riparo a Lucera nella chiesa di San Matteo e nei locali degli antici conventi.

Nel 1950 i Giuseppini del Murialdo iniziarono un grande progetto guidato da padre Angelo Cuomo, la lavorazione dell'Opera Nuova nel quartiere di Porta Croce, alle pendici del castello. Nacque così l'Opera San Giuseppe che, grazie alla dedizione di Padre Angelo, si riempì presto di giovani, che ancora oggi affollano i vari spazi del complesso, il teatro e la nascente parrocchia dedicata a Cristo Re. L'anno seguente, il 15 aprile papa Pio XII innalza padre Francesco Antonio Fasani agli onori degli altari, proclamandolo beato. Il venerato corpo del frate venne riesumato dal vecchio sepolto, ricoperto di cera e deposto sotto l'altare maggiore della chiesa di san Francesco. La casetta di via Torretta che diede i natali a Padre Maestro, fu data in dono dagli eredi Tandoja alla Curia Vescovile di Lucera. Trasformata in piccolo oratorio, è subito diventata metà di devoti pellegrini. Nei suoi pressi è stata inaugurata la via in onore del Beato.

Nel 1956 la città di Lucera perse uno dei suoi più grandi artisti, il pittore Giuseppe Ar. La sua cultura pittorica si nutre delle esperienze dei pittori pugliesi dell'Ottocento, Giuseppe Toma e Giuseppe De Nittis. Ha lasciato in eredità ai lucerini un gran numero di opere di notevole valore artistico, ma anche religioso, molte delle quali oggi sono esposte nel Museo di Archeologia Urbana e un paio nel Museo Diocesano. A lui si deve anche il perfezionamente della statua processionale del Padre Maestro, commissionata nel 1951 ai Santifaller di Ortisei, che la presentarono con le sembianze di un giovane frate che non rispecchiava l'immagine del beato Fasani.

Nel dicembre del 1958 venne inaugurata la Cantina Sveva, al quale viene ben presto riconosciuta la denominazione di origine controllata grazie al vino lucerino “Cacc'e mmitte!”. Due anni dopo, nel 1960 l'ospedale muliebre del quartiere di Santa Lucia si trasformò in ospedale oftalmico.

In quegli anni una nuova luce illuminò Santa Caterina; Rosa Lamparelli riaccese il fervore intorno al vecchio convento, sostenendo di avere visioni della Vergine Maria tra il 1959 e il 1963. La chiesa però pericolante venne ben presto chiusa, in attesa di fondi.

Nel 1967 la tratta ferroviaria che collega Lucera-Foggia venne chiusa, in quanto il percorso era ormai obsoleto e necessitava di lavori di restauro, che si preferì non realizzare, per mancanza di fondi. Il treno fu sostituito da diverse linee di autobus. In quegli anni, nella zona della stazione, si espanse la città, formandosi i nuovi quartieri di Pezza del Lago e di Rione Ferrovia. Nel 1970 nel quartiere di Pezza del Lago, la nuova parrocchia di San Pio X venne decorata con un grande mosaico di Angelo Gatto, raffigurante Cristo crocifisso fra San Francesco e San Pio X.

A seguito del forte terremoto del 1980, il Politeama e diverse chiese furono chiuse; la chiesa della Vergine delle Grazie perse il soffitto e non si fece nulla per salvarla. Nello stesso anno in piazza del Carmine veniva inaugurato un monumento a padre Pio da Pietrelcina. In quegli anni andava formandosi anche un nuovo quartiere secondo il requisiti della legge 167. In tale rione fu istituita una nuova parrocchia, che fu dedicata proprio alla Vergine delle Grazie, sotto la guida di Don Pasquale Gerormino.

Il 27 marzo 1981, con decreto del Provveditore agli studi di Foggia, nasce ufficialmente la Scuola Media Statale “Dante Alighieri”, che da anni era annessa alla Scuola Tecnica Industriale “Alberico Marrone” (1950).

Dopo l'istituzione del Corteo storico del 1983, il 13 aprile 1985 Lucera vide finalmente Francesco Antonio Fasani proclamato Santo da papa Giovanni Paolo II che, l'anno seguente, fece visita a Lucera per venerare il corpo del santo e per rendere omaggio all'icona angioina di Santa Maria Patrona. La città di Lucera inaugurò nel 1982 un monumento al suo santo nel centro di Piazza San Francesco, ad opera di Domenico Norcia.

Nel dicembre del 1993 la chiesa di santa Caterina venne finalmente riaperta al culto, grazie all'interessamento di Rosa Lamparelli, e nell'estate del 1999, sotto l'episcopato di mons. Francesco Zerrillo, l'ala nobile del Palazzo Vescovile fu aperto al popolo con la nascita del Museo Diocesano, sotto la cura dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della diocesi di Lucera-Troia con l'ausilio dell'associazione culturale Terzo Millennio; nello stesso anno fu inaugurata anche la Biblioteca Diocesana.

In quegli anni vi fu anche la scoperta del sito archeologico in località San Giusto (1995-1999), una struttura paleocristiana, con annessa chiesa e battistero. I grandi reperti ritrovati, fra cui un meraviglioso mosaico, sono tuttora in attesa di una collocazione museale espositiva.

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