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San PardoLa dignità di vescovo non è messa in discussione dagli studiosi, quello che invece li fa trovare discordanti è la città di cui fu vescovo. Un gruppo di esperti afferma che san Pardo fu vescovo di Larino (Campobasso) nel Molise, considerandolo il primo della sede episcopale.
Mentre un’altro gruppo afferma che fu vescovo di una città del Peloponneso in Grecia (Mira?), del quale la leggenda racconta, che costretto a fuggire dalla sua sede a causa della persecuzioni (forse quelle derivate dall’iconoclastia), si rifugiò a Roma presso il papa Gregorio II.

Il pontefice gli offrì più volte un’altra sede episcopale, ma egli rifiutò costantemente, desideroso di vivere in solitudine e penitenza in un eremo situato presso Lucera (Foggia), dove poi effettivamente visse in santità gli ultimi anni della sua vita. A questo punto bisogna ricordare che in quei tempi era diventata una vera ossessione per i fedeli delle comunità, avere nella propria chiesa il corpo di un santo o di un martire da venerare; per cui fiorivano i furti o le appropriazioni più o meno violente di dette reliquie, da altri centri che le possedevano, gli agiografi le chiamano “sacre rapine”.
Così anche gli abitanti di Larino riuscirono ad impossessarsi del corpo di s. Pardo nel X secolo, e gli eressero una chiesa dedicata al suo nome, che divenne poi la cattedrale della città, tuttora esistente.


Ad ogni modo qualunque sia la versione giusta, il periodo in cui visse e morì s. Pardo, fu nel VII secolo; c’è da aggiungere che il ‘furto’ delle reliquie di s. Pardo, scaturì per la necessità di sostituire le reliquie di s. Primiano e di s. Firmiano, martiri larinesi, che in precedenza erano state a loro volta trafugate dagli abitanti di Lesina, città sorta sulla costa ad opera degli abitanti di Lucera, la cui città era stata distrutta dai bizantini, e quindi costretti a fuggire in altro luogo.
Come patrono della città e della diocesi di Larino, s. Pardo viene celebrato il 26 maggio, ma i festeggiamenti in suo onore vanno dal 25 al 27 maggio, con sfilata di carri infiorati sul tipo degli antichi carri romani (plaustri) tirati da coppie di buoi e fiaccolata.


Autore: Antonio Borrelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91673

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