×

Attenzione

Errore nel caricamento del componente: com_tags, Componente non trovato
Padre Maestro
  Io credo con quella stessa fede
con cui credeva Maria.
Io spero di ottenere la vita eterna
con quella stessa speranza
con cui sperava Maria.
Io amo Dio con quell'amore
con cui l'amava Maria.
Io odio e detesto tutti i miei peccati,
come aria odiava e detestava
i peccati del mondo

Francesco Antonio Fasani

"SANTO, DOTTO e profondamente versato nelle scienze sacre i cui tesori dispensa largamente dalla cattedra alle giovani menti e dal pulpito al popolo cristiano". Queste parole del Beato Mons. Antonio Lucci, Vescovo di Bovino, bastano per descrivere Padre Maestro, figura tanto cara a tutti i lucerini.

S.Francesco Antonio Fasani nacque a Lucera il 6 agosto del 1681 da Giuseppe Fasani e Isabella Della Monica, umili e pii genitori. In tenera età, rimase orfano del padre e la miseria e il bisogno del pane per i suoi figli, indussero la madre ad un terzo matrimonio con Francesco Farinaccio.

 

Santamente educato dalla famiglia, "Giovanniello", come era chiamato il Fasani da piccolo, manifesto presto il vivo desiderio di vestire il saio francescano e così nel 1695 si recò a Monte S.Angelo per compiere un anno di noviziato e dove pronunziò i voti religiosi.
Di seguito compì il liceo a Venafro, Alvito, e Montella e il biennio di filosofia ad Aversa.


Iniziò la Teologia ad Agnone e a Napoli dopo due anni consegnò il baccellierato in Teologia.
Nel 1703 chiese ed ottenne il permesso di potersi recare ad Assisi per completare i suoi studi e proprio qui il 19 Settembre del 1705 fu ordinato sacerdote insieme al suo amico il beato Lucci. Conseguì con lode i gradi accademici e nel 1707 fu destinato professore di filosofia nel convento di S.Francesco di Lucera dove dopo 11 anni potè riabbracciare la mamma Isabella e il 14 Agosto 1709 fu proclamato "Maestro", ossia dottore in Sacra teologia e filosofia.
Nel convento e chiesa di S.Francesco, dove visse per 35 anni, esercitò più volte l'ufficio di Padre Guardiano; fu anche Ministro provinciale, dal 1720-1723, della Provincia religiosa di Sant'Angelo (Capitanata e Molise) e Maestro di novizi e chierici professi, avendo egli stesso fatto costruire la nuova sede di noviziato presso il convento lucerino.
Religioso d'innocentissima vita e d'illibata santità, percosse alacremente la via della santità, distinguendosi nell'umiltà, nella penitenza, nella carità e nello spirito d'orazione, nella devozione fervidissima a Gesù Sacramentato e alla Vergine SS. Immacolata.
Il Fasani ebbe una spiccata tendenza alla predicazione e per il suo instancabile apostolato, fu chiamato l'Apostolo della Daunia. Non c'è paese, grande o piccolo della zona, che non l'abbia sentito predicare.


Austero, disciplinato, e al tempo stesso dotato di grande coraggio, il frate fu luce e guida di molti religiosi e sicuro riferimento spirituale dei più deboli e bisognosi (era famoso per aver costituito una cassa di solidarietà per i poveri stretti dal giogo dell'usura), fu anche instancabile confessore e questuante. Il frate si distinse in particolar modo per il suo ininterrotto impegno sociale (era incaricato di accompagnare i condannati "alla forca" e di convertirli) e per il rigore delle sue penitenze (dormiva su un giaciglio di sarmenti, vestiva abiti consumati e sotto la tunica nascondeva un cilizio fatto di catenelle di ferro e di punte acuminate).

Abiti di Padre Maestro

Con la sua azione e con il suo esempio il Fasani seppe dare alla comunità da lui guidata il tono di una vita autenticamente francescana: seria e laboriosa, antitetica al gusto dei suoi tempi. Scrittore di buona vena, ha lasciato opere di intensa spiritualità religiosa, tra cui Mariali, Sermoni, Meditazioni e bellissime Novene alla Vergine Immacolata, sua costante ispiratrice, una delle quali è entrata nella tradizione del culto locale.
Numerosi furono gli atti miracolosi di cui fu artefice e di cui furono testimoni i suoi contemporanei; di seguito ne riportiamo alcuni:

  1. SCOMMESSA SULLA PIOGGIA
  2. L'ACQUA C'È!
  3. IL GRANAIO E LA CISTERNA... PIENI!
  4. STRANO MODO PER GUARIRE…
  5. COMPLETAMENTE DISTACCATO DAL… TERRENO!
  6. L'INDEMONIATA
  7. DOPO LA SUA MORTE… TANTI ALTRI!
Triste la conversazione in casa del duca Zunica. Il Tavoliere, arroventato da un sole implacabile, andava spaccandosi sotto la vampa crudele e faceva prevedere, dopo la siccità, una tremenda carestia. Non una stilla di pioggia da parecchi mesi e i fili di grano, spuntati dalle aride zolle, sembravano invocare pietà per l'arsura. I pozzi e le cisterne vuote rimandavano un'eco sapida di tanfo a chi ci gridava dentro. Il cielo spietatamente sereno sembrava irridere alle ansie degli uomini, negando il refrigerio dell'acqua alla Puglia assetata. Atterriti erano i padroni, perché s'assottigliavano le rendite, ma chi piangeva erano i contadini e i braccianti, che vedevano crollare le speranze del lavoro e del pane.
«E un vero castigo di Dio» mormorò tristemente il duca.
«Un vero castigo» ripeté sotto voce il conte Mosca.
«Quest'anno non si raccoglierà neppure un tomolo di grano».
«Padre Maestro!» apostrofò di scatto il duca, volgendosi al frate che, tutto solo e assorto, se ne stava in un angolo del salotto. Il religioso si scosse, lo guardò con un sorriso interrogativo. « Padre Maestro, che ne dite voi, perché il Signore ci castiga così?»
Volete proprio saperlo?
La domanda rimase sospesa nel silenzio: si sentirono all'improvviso tutti colpevoli e pronti a buscarsi un rimprovero severo, di quelli che il Padre Maestro all'occorrenza non risparmiava mai a nessuno.
- Voi non volete soccorrere i poveri - riprese il frate - e perciò Dio vi castiga. Io ne conosco tanti e tanti, e mi salgono fiamme di vergogna al viso quando li incontro seminudi come spettri famelici. Ma che posso farci io, povero francescano? Voi, voi dovete muovervi.
Il duca abbassò gli occhi: aveva tanta stima del Padre Maestro e doveva ammettere ch'egli aveva ragione. Successe un silenzio più lungo.
- Forse dice bene il padre - azzardò timidamente Nicola Caropresa.
- Dovremmo fare qualcosa. Dobbiamo fare qualcosa.
- Ma allora, - intervenne il conte Mosca - nel caso che noi c'impegnassimo a vestire i vostri poveri, voi ci garantite l'acqua?
- Sì, certamente - rispose senza esitazione il padre. Anzi facciamo subito il cambio: voi mi date i vestiti e io vi do la pioggia.
- Accettato! - concluse solennemente il duca a nome di tutti. - Quanti siamo qui presenti, ci tassiamo per…
- No, - replicò deciso il francescano - niente tasse. Mi basta che versiate subito quanto avete in saccoccia. Poi vedremo.
- D'accordo. Eccovi tutto quello che ho - e nelle mani del frate tutto il denaro che aveva. Tutti lo imitarono, e la bisaccia del padre diventò subito gonfia e pesante.
- Arrivederci tutti, fra pochi giorni - gridò allegramente e uscì di corsa.
- Fra Antonio, fra Antonio - gridò trafelato entrando in convento. - Guarda quanti soldi, son diventato ricco. Che festa domani, voglio rivestire tutti i poveri di Lucera.
Il fratello religioso lo guardava sbalordito:
- Ma dove avete preso tutto questo denaro?
- Zitto, è una scommessa. Andiamo a scongiurare l'Immacolata che ci ottenga una splendida pioggia.
E superfluo aggiungere che i poveri furono tutti, o quasi, rivestiti, e che la terra bruciata bevve avidamente per tre giorni e tre notti di seguito l'acqua provvidenziale. Quello che è utile aggiungere, invece, è che i signori delle scommesse capirono molto bene la lezione del frate e, finché fu vivo lui, non lesinarono la beneficenza: il francescano era diventato lui stesso soluzione, potremmo dire, della "questione sociale". .
Intanto il Signore cominciò ad arricchire di carismi il suo servo fedele. Durante un periodo di grave siccità, al monastero di Santa Caterina si presentò una donna per chiedere un po' d'acqua. Le serviva per non far morire di sete suo marito. La suora portinaia calò il secchio nella cisterna e ne tirò fuori pochissima acqua, torbida e nauseante.
Il Padre Maestro, sentiti i lamenti della donna, esortò la monaca a soddisfare le richieste della stessa. La portinaia gli riferì il mal riuscito tentativo, ma il padre Francesco Antonio insistette.
– Quante scuse! L'acqua c'è: andatela a prendere e datela a tutti quelli che ve la chiederanno.
La Religiosa rituffò il secchio nella cisterna e lo trasse colmo di acqua limpida e chiara che bastò per molti mesi al monastero e a quanti ne ebbero bisogno.
Tra le suore Celestine che vivevano nel monastero di Santa Caterina, il Padre Maestro rivelò anche altri carismi, come lo spirito profetico, l'introspezione e la lettura del cuore.
Un giorno, il fratello laico addetto alla mensa dei poveri, non voleva più distribuire il pane perché la scorta di grano, in convento, era esaurita.
Il Padre Maestro intervenne e disse a fra Giovanni di andare a vedere meglio.
Ma se ho appena finito di scopare il magazzino? – rispose il frate –.
Il Padre Fasani insistette e fra Giovanni ritornò nel deposito. Incredibile! Era pieno di grano. Lo stesso fratello laico, un'altra volta, negò l'acqua ai poveri perché la cisterna era vuota. Il Padre Fasani gli disse: – Fratello, hai il coraggio di negare l'acqua a chi ha sete?
Padre Maestro – rispose fra Giovanni – l'ho sempre data, ma adesso la cisterna è prosciugata e quella che c'è non basta neppure ai frati.
Vedrai che basterà. Intanto dà l'acqua a chi te la chiede.
Il fratello laico, anche se poco convinto, si avvicinò alla cisterna e, con grande meraviglia la trovò colma d'acqua fresca.
Tra coloro che affollavano il suo confessionale e l'avevano scelto come guida e maestro nella vita spirituale, c'era una donna molto umile e paziente, sofferente e povera. Il male si aggravò e la costrinse a letto, in quella famiglia numerosa e bisognosa d'aiuto. I dolori agli arti la immobilizzarono, sì che le era impossibile levarsi sulle gambe e fare anche il più piccolo passo.
Il P. Fasani ne ebbe compassione e pregò per essa e ottenne la piena accettazione della malattia e d'ogni sofferenza, ma pregò ancora per essa e ottenne la guarigione. Il modo, in verità, fu insolito. Egli disse a frate Antonio che portasse due suoi fazzoletti all'inferma perché li lavasse e l'indomani ella li riportasse personalmente in Chiesa. La povera inferma ne fu sgomenta e interiormente umiliata di non poter recare un piccolo servizio al suo Maestro e se ne scusò dicendo che le era impossibile finanche di rigirarsi nel letto. Fra Antonio ebbe una stretta al cuore: se gli fosse stato possibile volentieri avrebbe sollevata quella donna dai suoi dolori così che, ritornando al P. Fasani, ne fece le scuse e descrisse con rammarico le condizioni nelle quali la malata si trovava. Ma il P. Fasani, che l'amava immensamente perché soffriva e dal quale male voleva liberarla, fu costretto a scoprirsi e replicò a frate Antonio: «Ebbene ritorna e dille che ubbidisca subito, levandosi dal letto perché il Signore e la Madonna le daranno forza». A queste parole così perentorie, riferite da fra Antonio, ella usa ad ubbidire, senza sospettare quello che sarebbe accaduto, con calma, con molta pazienza, cominciò a muovere le gambe, aiutandosi con le mani, finché riuscì a poggiare i piedi.
Si levò con facilità, senza alcun dolore: si mosse e camminò come persona normale, interamente guarita. Con gioia, lodando il Signore che usa preferenza per i piccoli e i poveri, che esalta i suoi servi, lavò, stirò i fazzoletti e la mattina seguente, con meraviglia di tutti, si recò in chiesa a ringraziare il suo benefattore e a portargli i fazzoletti. Il P. Fasani non permise che si effondesse nei ringraziamenti, e, pur accogliendola con la bontà consueta, la rimproverò d'averlo costretto a scoprirsi: «Figlia mia, perché non vi siete alzata la prima volta? Non resistete più all'ubbidienza, perché il Signore non è costretto a fare i miracoli per i disubbidienti». Di essa non conosciamo il nome, ma era certamente un'anima che viveva alla sua ombra e ne seguiva l'esempio.
Una mattina, donna Teresa Scassa, che voleva parlare con lui, lo vide «in piedi, con le braccia aperte, col viso rivolto al Cielo e con gli occhi spalancati: era elevato da terra circa tre palmi». Il padre Giannini, mentre prendeva parte alla meditazione comune, con gli altri confratelli vide il Padre Maestro «sollevato in alto e trasfigurato nel volto». Don Pietro Antonio Francazio, di Torremaggiore, si recò a Lucera il 16 luglio 1740 per ascoltare la santa Messa celebrata dal Padre Maestro. Dopo la Messa, avvicinatosi al presbiterio, vide d'un tratto il Padre Francesco Antonio Fasani, che in ginocchio stava facendo il ringraziamento, sollevarsi in aria quasi mezzo palmo. Rimase a fissarlo sbalordito e, non credendo ai suoi occhi, vide la scena ripetersi. L'ultima volta il Servo di Dio si sollevò da terra «quindici palmi».
È molto significativo quello che ci dice a proposito il Vigilanti:
«Trovavasi nel Conservatorio delle Orfane una reclusa, la più scellerata ed infelice del mondo; giacché per fini suoi segreti ed empi aveva con un autografo firmato col sangue, donata l'anima al Demonio... Intanto correva disperata a gran passi la via della sua perdizione manifesta; e di giorno in giorno cadeva in orrende disonestà, in bestemmie esecrande, ed in ogni sorta di enormissime colpe. Mentre era così tirannicamente illaqueata, resa ligia di mille lascivie, viene non so come scoverta dall'occhio linceo del nostro Ven. Servo di Dio, e subitosamente soccorsa. Se la chiama in disparte della Comunità, e col mel della dolcezza, e della bontà la stracca, e alfine la vince. Indi comincia ad aiutarla, a confessarla spesso, a talché per ridurla a penitenza ci fatigò, e ci stentò tanto, che stette per perdere la salute, la vita e la riputazione».
Dai processi canonici risulta che il caso riguardava tale Girolama Piccinini. La povera ragazza, indemoniata, durante quelle violente crisi si abbandonava ad oscenità e bestemmie.
Il Padre Maestro si prodigò con tutti i mezzi per trarre in salvo quella povera anima sofferente. Ma ogni tentativo sembrava inutile e le suore furono costrette a dimetterla dal Conservatorio ed abbandonarla. Tuttavia, il buon Padre Maestro anche fuori volle continuare a seguire la povera infelice; e non si arrese nemmeno quando per bocca dell'ossessa si udirono le seguenti parole a lui rivolte: «O abbandoni quest'anima o mobiliterò contro dite anche i sassi della strada per farti perdere il buon nome!». Ovviamente era Satana che sprigionava per bocca della ragazza la forza del male.
Il Vigilanti, sempre fedelmente, precisa che quando il Nostro continuò a curare la ragazza fuori del Conservatorio, si attirò inevitabilmente molte dicerie da parte delle recluse e di altre lingue maligne. Ma egli non vi badò, serrò completamente le orecchie sia alla pubblica maldicenza che «ai rimbrotti dei Superiori». Alle intimidazioni del demonio rispose intrepido il Ministro di Dio: «Se per salvare quest'anima dovessi andare colla mitra in testa (come facevano anticamente i rei) sopra di un asino per tutta Lucera, ed essere frustato, e poi trascinato a coda di cavallo, ne sarei ben contento, e lo soffrirei volentieri per non abbandonare quest'anima cotanto bisognosa».
Angela Sciarra, di Foggia, era affetta da un'angina infiammatoria. Chiamò il medico che le prescrisse un cataplasma. Il rimedio, invece di giovarle, irritò le ghiandole fino al punto da provocarle sintomi di soffocamento. Invocò allora l'aiuto del Padre Maestro il quale le apparve in una visione. Col capo chino seguiva in processione tanti altri confratelli. La signora Sciarra lo chiamò confidenzialmente e gli disse: Padre Maestro, con la vostra preghiera intercedete per me presso la Madonna benedetta! Il Servo di Dio si avvicinò al letto dell'inferma, la prese per mano e rispose: - In nome di Dio, sii sana. All'istante l'ammalata guarì e pianse tanto per la commozione.

Don Nicola Cantavino, noto patrizio di Lucera, era afflitto da acuto dolore al ginocchio. Per i continui spasmi gli si era gonfiata la gamba. Applicò sul ginocchio parte di un indumento del Padre Maestro e, immediatamente, dalla piaga che si era formata venne fuori tanto pus. Il dolore si attenuò e, dopo due giorni, Don Nicola pervenne a perfetta guarigione.

Giuseppe Lepore, di Volturino, che era tormentato da insopportabili dolori reumatici, giaceva da tempo a letto con le ginocchia contratte. Un giorno fu visitato dall'amico Domenico Zampelli, il quale gli riferì che Don Nicola Brunetti, un comune conoscente, aveva fatto ricorso con viva fede al Padre Maestro ed era stato guarito. Il Lepore, procuratosi una parte dell'abito del Padre Fasani, pregò con tanta speranza ed ottenne pronta guarigione.

Giuseppe Cagnano, di Lucera, aveva perduto in parte la funzionalità dell'arto inferiore destro a causa di una «pustola marciosa». Dopo inutili cure, giunto al punto di non avere più la forza di sostenere tanto dolore, pensò di applicare sulla gamba un pezzo della tonaca del Padre Maestro. L'indomani mattina si alzò con la gamba perfettamente guarita e riprese a camminare in assoluta normalità.

Un tale di nome Fortunato, viveva a Lucera in preda ad altissima «febbre biliosa». Il medico curante disse ai parenti che ormai non c'erano più speranze. L'ammalato aveva soltanto pochi giorni di vita. Un amico si procurò una effigie del Padre Maestro e la pose accanto al Fortunato. Elevò poi, con gli altri di casa, ferventi preghiere al Servo di Dio. Dopo pochi minuti l'infermo cominciò a sudare abbondantemente e, in brevissimo tempo, tornò a godere ottima salute.

Una donna, Alessandra Del Priore aveva contratto la lebbra che, sfigurandola l'aveva resa ripugnante perfino ai suoi famigliari. Suor Margherita Borrelli le diede un pezzettino della tonaca del Padre Maestro e le raccomandò di poggiarlo sul capo con devozione. La mattina successiva la donna, che aveva seguito il suggerimento della brava religiosa, si alzò «sana e tutta monda, senza che fosse rimasto segno delle tante piaghe che prima aveva».

Di seguito riportiamo i miracoli riconosciuti dalla chiesa, che hanno portato alla beatificazione e alla santificazione di Padre Maestro.

Riproduzione delle due tele raffiguranti i miracoli di Padre Maestro
situate ai lati del portone d'ingresso della chiesa di S.Francesco


Francesco Tozzi, operaio di Lucera di anni 66, dopo vari giorni di degenza in casa, fu ricoverato nell'ospedale di Lucera il 22 luglio 1944 per essere operato di «favo maligno». Dopo l'operazione si ebbe un miglioramento: ma dopo il giorni sopravvenne un aggravamento che dal Prof. Romeo, chirurgo dell'ospedale fu diagnosticato «grave setticemia con prognosi infausta a breve scadenza». Nel pomeriggio del 6 agosto, lo stesso chirurgo prevedendo «prossima la fine, forse a distanza di qualche ora» avverti con prudenza la figlia.
La mattina seguente il Prof. Romeo, recandosi all'ospedale, era sicuro di dover solo costatare il decesso del Tozzi, invece questi stava bene. Ecco cosa era avvenuto nella notte fra il sei e sette agosto. Il Tozzi era stato sempre devoto del Padre Maestro, dopo l'operazione l'aveva invocato: «Padre Maestro mio, fatemi passar bene»e ancora «Voi mi dovete guarire».
Nella notte tra il 6 e il 7 gli apparve verso le tre il Santo. Al mattino era guarito. La sua guarigione era stata: «istantanea, perfetta, duratura, di ordine preternaturale».


2) Valentino Boccuzzi, un bambino di San Mango sul Calore (Avellino) il 10 dicembre 1943 fu ferito accidentalmente da un colpo di fucile, con foro d'ingresso alla parte glutea destra e foro di uscita al fianco sinistro; non fu possibile operarlo nè nell'ospedale di Avellino nè in quello di Napoli. Le condizioni del malato restarono sempre preoccupanti. Dalla ferita a sinistra uscivano pus, frammenti ossei e materia stercoracea. Per guarire avrebbe dovuto sostenere diversi interventi con risultato incerto quanto alla guarigione completa, perché la squama iliaca sinistra era gravemente lesa.
Invece ai primi di febbraio 1945 il piccolo Boccuzzi guarì istantaneamente. Uno zio di Valentino, infatti, Orlando Leonetti che era impiegato a Lucera, saputo della malattia del nipote, scrisse che qui «vi era il Venerabile Fasani che faceva molti miracoli». La mamma di Valentino si fece spedire un'immaginetta del Fasani e dopo la medicazione l'applicò alla fasciatura recitando la preghiera. Al mattino nello sfasciare il figlio lo trovò senza pus e materia ed esclamò: «Il Signore mi ha fatto la grazia». Il medico curante disse della guarigione del Boccuzzi: «La ritengo causata da un intervento superiore alle possibilità umane!» e la mamma di Valentino: «E opinione di tutti che si tratti di un miracolo operato dal padre Maestro Fasani».

Era così aperta per il Padre Maestro la Gloria del Bernini. La festosa giornata del 15 aprile 1951 vide migliaia di Lucerini a Roma per osannare alla Beatificazione del loro concittadino, quello che essi chiamano «Il Padre Maestro».
Dopo la Beatificazione la devozione dei fedeli, specialmente dei Lucerini, anche di quelli lontani, aumentò. Essi in ogni circostanza dolorosa ricorrono alla intercessione del grande Concittadino per ottenere da Dio grazie e miracoli.

Il fatto straordinario riconosciuto dalla Chiesa come »miracolo» e che ha consentito di concludere la causa di canonizzazione, è il seguente:

Maria Stratagemma in Romano, di San Severo, era affetta da «stenosi cronica rettosigmoidea di natura non determinata (di probabile natura neoplastica o flogistica cronica). La prognosi, specie nella fase finale della malattia, precedente alla guarigione, era da ritenersi infausta. La terapia, unicamente medica e sintomatica, fu inefficace.
La guarigione avvenuta in maniera del tutto rapida, e mantenutasi perfetta e duratura non è spiegabile con le sole forze della natura» (testimonianza del dott. Marco Marini).
L'ammalata, sempre devota del Beato Fasani, rese più fervorosa e fiduciosa la preghiera nei giorni più critici della sua infermità. Alle tredici del 29 dicembre 1958 la Stratagemma, sveglia, »vide» ai piedi del letto il P. Maestro e gli tese la mano in atto di supplica. Assopitasi, al risveglio non sentì alcun sentì alcun dolore. Era guarita!
Il 21 marzo 1985 il Papa Giovanni Paolo II riconosceva il miracolo che apriva la strada alla Canonizzazione del Beato Francesco Antonio Fasani.

Chiaro per virtù e miracoli, morì a Lucera il 29 Novembre 1742. Istituiti per tempo i Processi Canonici, per la sua Causa di Beatificazione, il Sommo Pontefice Leone XIII ne proclamò l'eroicità delle virtù con Decreto del 21 Giugno 1981. Il Santo Padre Pio XII lo elevò agli onori degli altari il 15 Aprile 1951. Sua Santità Giovanni Paolo II lo proclamò Santo il 13 Aprile 1986.

San Francesco Antonio Fasani


La sua casa natale, conservata intatta, è situata in via Torretta ed è possibile visitarla.

Casa natale di Padre Maestro

Altri personaggi religiosi

Genoveffa de Troia

Ci sono creature che ricevono il doloroso dono dell’intendimento e contemplazione del mistero della Croce, alcune portano nel loro corpo i segni visibili del Crocifisso come le Stimmate o le piaghe della corona di spine o l’esacerbarsi dei dolori simili [ ... ]

Leggi tutto...
Beato Giovanni Vici da Stroncone

Beato Giovanni Vici( -1418)

Nel 1406 fra Giovanni Vici da Stroncone iniziò la costruzione della chiesa del SS Salvatore, sulle fondamenta di una chiesa così denominata sin dall’alto medioevo, a sua volta costruita sui ruderi di un tempio romano, quale [ ... ]

Leggi tutto...
Beato Agostino Kazotic

Augustin Kazotic nato sulle coste della Dalmazia verso il 1250 da una nobile famiglia slava di Traù (oggi Trogir), Padre Agostino, dell'Ordine dei domenicani, teologo molto apprezzato per le sue qualità dottrinarie, le dissertazioni religiose [ ... ]

Leggi tutto...
San Marco I

 Prima di entrare in medias res, crediamo bene di riportare, per quelli che non abbiano notizia del nostro S. Marco le lezioni dell’Ufficio liturgico che si recita nella sua festa, il 7 ottobre. 

I

     [ ... ]

Leggi tutto...
Padre Angelo Cuomo

Padre Angelo Cuomo nacque a San Giuseppe Vesuviano il 13 agosto 1915 da Nicolangelo e da Rosa Panico. Fu battezzato il 19 agosto successivo.
Nell'autunno del 1922 Angelo cominciò a frequentare la scuola elementare, si preparò con sorprendente raccoglimento [ ... ]

Leggi tutto...
S.Francesco Antonio Fasani

  Io credo con quella stessa fede
con cui credeva Maria.
Io spero di ottenere la vita eterna
con quella stessa speranza
con cui sperava Maria.
Io amo Dio [ ... ]

Leggi tutto...
San Basso

San Basso fu uno tra primi vescovi che San Pietro, messo piede per la prima volta su territorio italiano in Puglia, consacrò alla guida di una tra le prime comunità cristiane che costituì sbarcando nella penisola.

A San Pietro, infatti, si deve la [ ... ]

Leggi tutto...
Don Alesandro de Troja

Ai piedi dell'altare di S.Maria, è sepolto Don Alesandro de Troja, secerdote lucerino morto in odore di santità. Di lui si era perso il ricordo (tanto che il sepolcro era indicato da una semplice croce incisa sul pavimento), ricordo che restava acceso [ ... ]

Leggi tutto...

Le reliquie del Beato Francesco Maria da Gambatesa, umile frate Cappuccino, riposano nella Cappella del vecchio Convento dei Frati Cappuccini, dedicato oggi a Sant'Anna.

Il convento nacque ad opera dell'ordine dei Frati Cappuccini e fu costruito interamente [ ... ]

Leggi tutto...

Info sul sito

Questo sito nasce con l'intento di mostrare e far conoscere i monumenti, la storia e i personaggi di Lucera.

CENTRO INFORMAZIONE TURISTICA

Punto informazione e distribuzione materiale turistico
Piazza Nocelli, 6 
Numero Verde 800/767606

Login

.

Vai all'inizio della pagina