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Il cavaliere “addormentato", un notevole esempio di altorilievo, a grandezza naturale in marmo bianco databile fra XIV e XVI secolo è oggi collocato appena all’ingresso sul laterale destro a circa due metri dal pavimento. Il fatto che non vi siano iscrizioni o si estendano sarcofagi o altro alla sua base, non permette di riferire né chi fosse rappresentato, né se parte di un monumento o sepolcro funebre. Troneggia quindi, in sembiante un po’ fuori contesto, su una parete enorme e come detto spoglia di particolari decorazioni ridondanti di alcun tipo.
Il Cavaliere addormentato
 
È presumibile si tratti di un “cavaliere”, cioè di un aristocratico, seppur privo di armi o stemmi di riconoscimento del casato; dai cui lineamenti si arguisce l’età matura.
Queste valutazioni di primo impatto, unite a quelle che stiamo per dire, ne rendono però uno splendido esempio di scultura dai richiami esoterici.
In premessa, la particolarità dell’assenza di stemmi e iscrizioni testimoniano che il probabile intento della committenza non era apologetico quanto proprio di lasciare una serie di segni e simboli riservati alle future “occasioni”.
Questi i particolari: anzitutto la cintura di stoffa annodata in vita col classico nodo denominato “nodo di Iside”. In età angioina si attesta la presenza di un ordine nobiliare denominato proprio “Ordine del Nodo” o del Santo Spirito, istituito da re Luigi di Taranto nel 1352. Grazie ad Internet veniamo a conoscenza di un casato partenopeo dei Costanzo cui appartennero un ALESSANDRO giustiziere della provincia di Capitanata e capitano generale di casa d’Angiò ed un CRISTOFORO cavaliere del detto ordine; al casato dei del Balzo (de Baux), tanto presente in Puglia, appartennero anche membri dell’ordine e un Giustiziere di Capitanata in medesima epoca angioina.
Nell’iconografia egizia il nodo di Iside era simbolo di immortalità e dell'amore divino; lo si raffigurava in genere nella mano o appunto alla cintura, come è anche visibile ad esempio nel bassorilievo di figura femminile alla sommità della facciata della chiesa settecentesca di San Giovanni di Dio a Foggia.
 
A proposito del simbolismo dei nodi, nelle Upanishad viene utilizzata l'espressione "nodo (granthi) del cuore” e disfare questo nodo significa raggiungere l'immortalità.
Particolare
Buddha insegna che 'disfare i nodi del cuore' è il processo che porta alla liberazione, alla elevazione dell'essere, il passaggio ad uno stato superiore, e i nodi fatti in un certo ordine possono essere sciolti solo nell'ordine inverso, con un metodo rigoroso che è una regola del Tantrismo.
 
Il nostro personaggio, inoltre, adotta una postura alquanto particolare: egli è poggiato sul fianco destro col braccio a sorreggere il capo, proprio come se fosse un dormiente, nell’atto di rinascere dalla morte; di cui al significato del nodo in vita in precedenza sottolineato. Fu egli un Iniziato che ha scoperto il segreto dell’immortalità e si mostra nell’atto proprio del rigenerarsi a nuova vita dopo una morte – passaggio di stato – accesso ad una dimensione ulteriore di perfezione?
Le dottrine raccomandano la segretezza, ed infatti non sarà per caso che il nostro cavaliere tiene nella mano sinistra un libro chiuso; egli quindi detiene il suo segreto, ma benevolmente lascia i suoi criptici segni ai posteri, in primo luogo la posizione delle quattro dita della mano ben tese a reggere il libretto, chiaro riferimento alchemico assimilabile anche al più noto segno del “Quatre de chiffre”
 
Tratto da : Mondi Medievali

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