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Beato Casotti

Augustin Kazotic nato sulle coste della Dalmazia verso il 1250 da una nobile famiglia slava di Traù (oggi Trogir), Padre Agostino, dell'Ordine dei domenicani, teologo molto apprezzato per le sue qualità dottrinarie, le dissertazioni religiose e i delicati incarichi diplomatici ricoperti, visse iri un periodo molto burrascoso per la Chiesa e per la sua patria. Gloria del popolo croato, decoro e vanto della Chiesa lucerina, che l'ebbe Pastore in tempi difficili e ne custodisce devotamente le Sacre reliquie, Egli è il primo croato di cui la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il culto.

Pastore infaticabile, per continuo spirito di umiltà e di carità verso il prossimo, per dottrina, zelo apostolico, operosità, predicazione ispirata, prestigio ed autorevolezza nelle relazioni etiche, sociali e politiche, fu sicura guida ed esempio per il suo numeroso gregge ed agì con quella forza d'animo che caratterizza sempre le grandi personalità, specialmente quelle dei Santi, anche se dovette soccombere alla violenza. Colpevole di essersi opposto e aver denunciato i soprusi e le ingiustizie di alcuni potenti contro i beni della Chiesa fu infatti allontanato dalla sua diocesi e trasferito dalla sede vescovile di Zagabria a quella di Lucera (21-8-1322), chiamato a riorganizzare la vita religiosa della città, finché la sua opera evangelizzatrice non fu improv visamente interrotta il 3-8-1323, data della sua scomparsa.
Dopo l'espulsione dei saraceni da Lucera (agosto 1300) e la conversione di quei pochi rimasti, a Lui, infatti, il re di Napoli Roberto d'Angiò affidava il compito di sradicare i resti dell'eresia musulmana in terra di Puglia.


Nella Città di S. Maria Egli fu impareggiabile apostolo dì verità e restauratore della fede cristiana per la massa ancora saracenizzata.

A Lucera Agostino fu un Vescovo Santo, carismatico, dotato di eccellenti virtù e di infaticabile ardore apostolico. Pur di breve passaggio in una città prediletta dalla storia, vi lasciò una traccia indelebile, riuscendo a rigenerare la città oppressa dal saracenismo e a fare dei suoi abitanti un'esemplare comunità cristiana.


Uomo probo e valoroso, tenace debellatore di eresie, valendosi di una predicazione calda e suadente, al Vescovo occorse non molto tempo per ripristinare, rinvigorire e incrementare la vita cristiana della rinata comunità. Persona slanciata, portamento nobile, tratto gentile e affabile, Egli si prodigò anche per la restaurazione materiale della città: a Lui sono attribuiti l'inizio della costruzione del nuovo Episcopio, la creazione dell'Orfanotrofio femminile, il restauro della prima chiesa domenicana di Lucera (S. Maria della Tribuna), la fondazione dell'ospedale delle Cammarelle, la ricostruzione (dietro sollecitazione a Roberto d'Angiò) della cinta muraria; tutte opere che il santo Vescovo non poté veder condotte a termine, perché appena dopo un anno di episcopato venne sorpreso dalla morte, ma che a lui vanno attribuite per il merito di averle ideate, promosse e fatte eseguire.


Il suo impegno pastorale e la sua parola esercitarono un potente fascino sugli uditori ed un grande ascendente su tutte le anime. Motivo per cui Agostino, purgata la città dai «contagio islamico», soddisfece pienamente le speranze e i desideri del Papa e del Re e rese a Lucera il più grande e desiderato beneficio, per cui a buon diritto nell'Ufficio liturgico della Consacrazione della chiesa Cattedrale Egli è chiamato «secondo Padre della patria». Se si considera, poi, che questi inestimabili e prodigiosi risultati si ebbero in un anno appena di apostolato, si può facilmente immaginare quanto dovette amare lo zelantissimo Vescovo la città di Lucera ed affaticarsi per guadagnare a Cristo i suoi abitanti.
Ricordato per le sue qualità di carità e pietà cristiana, è venerato come santo subito dopo la sua morte ed il 14 agosto 1668 è dal Decurionato cittadino dichiarato Protettore di Lucera, gloria e decoro della Diocesi, simbolo della lunga e travagliata tra dizione cristiana della città di S. Maria. Il suo culto pubblico è riconosciuto nel 1700, la concessione della Messa in suo onore nel 1701, la sua beatificazione nel 1702, quando, a conferma di un precedente Breve Apostolico di Giovanni XXII del 1325, è proclamato Beato con bolla pontificia di Clemente Xl il 4 aprile 1702.


Nel 1812, soppresso il convento di S. Domenico, per continuare la sua venerazione, Mons. Freda ordina la rimozione delle sue sacre spoglie e la loro traslazione in Cattedrale, dove, collocate in un'urna ai piedi dell'altare centrale, rimangono fino all'inizio dei lavori di restauro del Duomo (1878). Nel 1937 Mons. Di Girolamo provvede a sistemarne le reliquie sotto l'altare del Cuore di Gesù, nella cappella Gagliardi, dove tuttora giacciono in un'urna di vetro. La sua cella è attualmente incorporata nei locali dell'Archivio notarile.
Tra le diverse soluzioni ipotizzabili per non far estinguere il ricordo della figura di uno dei principali protagonisti della storia della città, non andrebbe trascurata l'ipotesi di ricollocare nella cappella absidale di «S. Agostino» della chiesa di S. Domenico l'urna di vetro contenente i resti del Beato, proprio nel luogo in cui essi vennero venerati per circa cinque secoli, dal 1323 al 1812, prima di essere collocati in Cattedrale. In tal modo si potrebbe riprendere il culto del Santo Vescovo, un tempo molto venerato, ma da ormai troppi anni dimenticato e del tutto ignorato dalle giovani generazioni.

 

Il camice e la stola del Beato Agostino

Dopo un attento lavoro di consolidamento, ripulitura e restauro, il 14 agosto 2000, il camice ricamato e la stola trecenteschi del B. Agostino, insigni reliquie per la Chiesa di Lucera e di Zagabria, sono state finalmente esposte ai fedeli ed alla fruizione di un pubblico più vasto.
Il prezioso camice di lino molto ampio nella tipica foggia del '300, presenta applicazioni ricamate sulle maniche, nella parte inferiore e sul pettorale. La superficie è interamente rivestita da un finissimo ricamo in filo d'oro àfili di seta policromi, raffiguranti la Madonna con Bambino in trono e Santi attorniati da una fascia ricamata a racemi. Due formelle rettangolari applicate sul bordo inferiore sono ricamate con fili d'oro e di seta policroma su un tessuto di seta rossa, che a sua volta è sostenuto da una tela di lino, e raffigurano gli apostoli (sei su ciascuno dei due pannelli) entro archi sorretti da colonne. Anche qui una fascia a motivi vegetali contorna la rappresentazione. I polsi sono rifiniti con delle pic cole fasce ricamate in filo d'oro e di seta policroma a motivi vegetali su tessuto di seta rosso come le formelle rettangolari.
La stola raffigura dei mezzibusti di Santi e della Madonna interrotti da tralci a foglie di vite ricamati sempre in filo d'oro e di seta policroma su un tessu to di fondo di seta rossa. Lo stato di conservazione dell'antico manufatto era cattivissirno. L'intervento di conservazione del prezioso paramento ha ridato tono e colore al manufatto, che ha riacquistato la sua unità, integrità e originalità. Oltre ad una pulitura del camice con dei procedimenti che hanno liberato la fibre dalla polvere e dallo sporco superficiale, che nel tempo ne avevano corroso e deteriorato in profondità le fibre, il restauro ha consolidato dettagliatamente il tessuto in tutte le zone logore, fragili o lacerate sia del ricamo che del tessuto di lino. Ciò è stato tecnicamente realizzato attraverso un intervento di ricucitura con sottili fili di seta in tinta adatta, eseguito in pieno rispetto dell'originale e seguendo il principio della conservazione dell'opera e della reversibilità dell'intervento.
Tutte la parti sollevate, staccate, usurate o lacerate del tessuto di seta rossa di fondo e dei fili d'oro e di seta sono stati attentamente riposizionati nella loro collocazione originaria e accuratamente fissati con filo di seta sul tessuto di fondo. Tutte le lacune sono state ricucite su toppe in tela di lino preceden temente sbagnate o tinte in modo da chiudere otticamente ogni parte del lavoro. Le parti ricamate sono state consolidate nella loro posizione originaria e ricomposte sul carnice.
Per la stola, oltre alle operazioni già descritte, è stato eseguito il fissaggio a cucitura del retro dell'intera superficie su un tessuto di supporto che funge anche da fodera.

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