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Prima che fosse costruita l'attuale sagrestia c'era quella originaria che, secondo la progettazione dell'architetto D'angicourt, dovette sorgere alle spalle del sacro monumento, negli interspazi degli alti bastioni che meravigliosamente giganteggiano nella forma architettonica di pretto stile gotico. La costruzione del sacro edificio fu fatta, a bella posta, su d'una superficie a lieve declivio in modo che le fondamenta del dorsale fossero alquanto sottoposte al pavimento della chie sa. Sotto di esso potè crearsi un grande vano per l'uso della sagrestia e per l'ingresso all'immensa cripta eguale in misura alla superficie del pavimento della chiesa.
Nella cripta, antico cimitero in uso sino alla metà del secolo scorso, si tumulavano i resti mortali dei parrocchiani morti in comunione con la chiesa. Lo spazio più conveniente per l'ingresso alla sagrestia doveva essere quello interposto tra i due bastioni più larghi e a ventaglio che sostengono il muro del coro, sotto il finestrone centrale biforo ove ne rimane ancora traccia: una greca lunga circa un metro scolpita a foglie ornamentali ricorda l'architrave della porta esterna della sagrestia dalla quale si accedeva al coro per una scalinata interna e per il portale ricco di lunetta ad angolo acuto proprio dello stile gotico ov'è scolpito un agnello antistante ad una croce le cui punte superiori sono ornate degli stemmi angioini consistenti in gigli tribolati. Questo fu rimosso e posto dov'è attualmente per la comunicazione della chiesa con la sagrestia.

Dall'esterno della porta si avverte chiaramente che l'attuale sagrestia è certamente un fabbricato aggiunto al tempio Il muro facciale di essa è staccato completamente dal muro sterno della chiesa. Ciò è pienamente assicurato dalla cornice interna continuazione di quella che esternamente orna i muri perimetrali.
L'epoca della sua costruzione non è ancora storicamente accertata. Comunque, a comune giudizio degli altri maturato dalla tradizione, sembra rimonti all'epoca aragonese; quindi al sec. XV (tra il 1450 e il 1500). Originariamente la sagrestia era di un solo vano. Senonchè il 6.12.1780 furono costruiti «4 nuovi camerini » con volte sulla terrazza della sagrestia ed altri lavori per 890 ducati d'argento previo contratto stipulato tra il cantore D. Federico Di Nunzio e D. Saverio Del Vecchio procuratori delle Reali Riparazioni e il muratore Carmine Del Buono preferito al muratore Giovanni Colasanto. (Arch. di Stato - Lucera - Prot. notarile II serie n. 360).Della stessa cosa in termini ancora più generici di « camerini » si parla in un secondo contratto del 27.2.1782 stipulato dal notaio De Palma. (Arch. di Stato - Lucera: prot. notarile lI serie pag. 21 fol. 2).
I nuovi quattro vani costruiti in quel tempo furono di grande aiuto alla chiesa. Senonchè, dichiarata la cattedrale monumento nazionale nel 1882, la Sovraintendenza ai monumenti oltre all'abbattimento delle quattro cappelle laterali e alla soppressione di ogni struttura estranea allo stile nell'interno della chiesa, fece demolire i quattro vani; sicchè rimase il solo vano a piano rialzato della sagrestia.
Per comodità pastorale verso il 1930 fu praticato un solaio che dimezzò l'altezza della sagrestia. Per una modesta scalinata, si raggiunge il 1° piano composto di due stanze adibite l'una per riunioni capitolari e l'altra per ufficio parrocchiale.
Non potendo edificare sulla terrazza, essendo contraria la Sovraintendenza ai monumenti, verso il 1985, si pensò di scavave per ricavare dei locali al disotto della pavimentazione, ma durante i lavori furono ritrovati i resti di una strada romana che, molto probabilmente, conduceva verso le terme di porta S.Severo e cosi i lavori furono interrotti e la sagrestia non ha mutato il suo aspetto.

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