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Duomo Al centro di una vasta piazza nella quale come allo sbocco di un delta confluiscono rivoli di strade minori, sorge maestosa la Cattedrale dell'Assunta. Debellati i Saraceni nell'agosto del 1300, Carlo II d'Angiò dette ordine nel 1301 di erigere il duomo sulle rovine di una moschea arabo. Nel 1302 fu consacrato e dedicato dal vescovo Stefano a S.Maria Patrona di Lucera, alla quale nel 1304 Carlo II donò le chiavi della città ma fu terminato solo nel 1311.
02Il duomo ha uno stile gotico-bizantino e per alcuni la sua realizzazione fu diretta prina dal maestro muratore Nicola Ravelli di Foggia a dall'ach. Pietro d'Angicourt poi. Altri sostengono l'intervento di vari scultori e maestri italiane e anche pugliesi, quali Giordano e Marando da Monte S.Angelo e la loro scuola, Francesco da Vico e infine Nicola Bartolomeo che operò su certi fregi e capitelli della chiesa.

Lungo circa 62 m. largo 37 m. e alto 25 m. , il duomo ha la pianta a croce latina ed è diviso in tre navate delimitate da due file di colonne in travertino con la base in marmo, terminanti in due cappelle che fiancheggiano l'abside.
Campanile del duomoLa facciata ha un prospetto asimmetrico: sulla parte destra è delimitato da un caratteristico torrioncino, mentre sulla parte sinistra da una torre campanaria di stile gotico a tre ordini di piani, risalente al sec. XVI con guglia piramidale, monofore e bifore. La cella campanaria ospita 9 campane: il Campanone di 33q. del 1787, rifuso nel 1933 e dedicato a Gesù Crocifisso, alla Madonna, a S.Rocco, a S.Matteo e al beato Agostino; la Mezzana; la Vigilia rifusa nel 1803 dal bronzo donato da Carlo II alla cattedrale il 16 novembre 1302; il Curatolo del 1403 donata dal vascoro Ronzoni; l'Argentina fatta nel 1560 e rifusa recentemente; la Picchiosa del 1729 rifatta nel 1804; l'Addolorata; S.Maria Patrona e infine S.Rocco.
 
Portale centraleLa facciata presenta tre ingressi sovrastati da un rosone centrale, privo di raggiera, che si apre come un occhio sulla città. Il portale centrale a quinte di archi ogivali delimitato da due colonne verde antico, è ben lavorato e ricco di elementi decorativi, zoomorfi e floreali. Il tutto rifulge la fragile bellezza di una edicola che racchiude un Madonnina. Sovrasta questa edicola lo stemma angioino con i gigli di Francia, simbolo di Carlo II. Ancor più su, una statua di S. Michele con due angeli ai lati, sembra proteggere il luogo.

Esterno del duomoTutto il perimetro è rinforzato da possenti contrafforti che nella parte dell'abside, rendono la chiesa simile ad una fortezza.
Numerose furono le modifiche apportate al duomo nell'arco dei secoli, come l'attuale sacrestia costruita nel '400 a ridosso della crociera di destra, le quattro cappelle, due per lato, addossate al perimetro esterno, i vari altari barocchi all'interno, stucchi e affreschi o la modifica del soffitto affrescato a spese del vescovo d'Afflitto. Ne risultò una congerie farraginosa di stili che appesantivano l'originale struttura gotica. Solo l'intervento del concittadino Ruggero Bonghi, ministro della Pubblica Istruzione, ha permesso di riportare allo stile originario il Duomo mediante dei lavori di restauro tra il 1878 e il 1892.
Nell'interno, in cui la luce spiove da gotici finestroni, le tre navate, divise da due file di colonne schiacciate di travertino, hanno i maestosi archi, scanditi da colonne di marmo caristo, che già facenti parte di templi romani e poi adoperate dagli arabi per la moschea, a detta del naturalista Plinio, provengono dal marmo di Caristo nel peloponneso.
PulpitoSotto il primo arco di destra si trova il pulpito che, retto da quattro artistiche colonne, è formato da un sarcofago della tomba della famiglia Scassa, donata da questa nel 1560. Subito dopo troviamo il transetto delimitato ai lati da meravigliosi altari in marmo policromo; a destra troviamo l'altare di Santa Maria Patrona di Lucera del 1790, ai cui piedi si trova la tomba di Don Alesandro de Troja, mentre a sinistra l'altare di S.Rocco del 1740. A destra dell'altare, attraverso un ricco portale, si raggiunge la Sagrestia del Duomo.
 
 

 

Altare di S.Maria

 

Altare di S.Rocco

 

Portale della sacrestia


La navata centraleNell'abside centrale troviamo l'altare maggiore, una lunga lastra marmorea di m. 3,60 x 1.80, sorretta da 6 colonne in stile gotico-corinzio, alte m. 0,96, munite di sontuosi capitelli ornati di foglie d'acanto e di aquile reali, che fu la mensa di Federico II a Castelfiorentino, ivi trasportata nel '600 dal Beato Giovanni Vici da Stroncone. Fa da sfondo all'altare un coro ligneo settecentesco che occupa interamente l'abside. Le pareti e la volta dell'abside sono ornati da affreschi del sec. XVI: la Gloria, l'Assunzione e la Dormizione della Vergine, la Nascita, le Offerte dei pastori attribuiti a Belisario Corenzio e a Ferdinando Sanfelice. Ma anche le due cappelle laterali sono affrescate da scene del Martirio degli Apostoli attribuiti al De Marco e al Marchesi.

Il beato CasottiLa cappella di sinistra, detta del Sacro Cuore o cappella Gagliardi, conserva sotto un piccolo altare in un'urna d'argento, le reliquie del Beato Agostino Kazotic (1260-1323) vescovo e protettore di Lucera. La cappella di destra detta dei Gallucci, presenta varie opere: una statua funebre ritenuta da alcuni un cenotafio di Carlo II d'Angiò, come riportato da una epigrafe settecentesca, mentre altri pensano che raffiguri un cavaliere napoletano della fine del sec. XIV, una statua raffigurante il marchese D'Apice Fabrizio Gallucci; un prezioso affresco nell'altare raffigurante Cristo calato nel Sepolcro e detto "Volto Santo"; infine un crocifisso ligneo renano del sec. XVI in cui la figura del Cristo è delineata con vigoroso realismo lasciando trasparire sia nei lineamenti del volto, sia nelle gracili membra una muta angoscia.

 

Cenotafio Carlo II

 

 

Cristo calato

 

Cristo ligneo

Madonna della seggiolaMa altre opere adornano la Basilica. Numerose sono le tele tra cui un'Assunta, pala di Benvenuti Tisi, detto il Garofalo, imitatore di Raffaello, un superbo S. Francesco del seicentista Carlo Maratta, attribuito anche al Solimena (sec. XVIII), una Crocifissione di Ippolito Borghese, perfetta imitazione del Cristo di Guidi Reni, una tela della Madonna della Seggiola, opera di Fabrizio Santafede (1560-1634), da altri attribuita a Girolamo Santacroce (1555) e un'Ultima cena attribuita a Jacopo Palma il Giovane (1544-1628); un ciborio rinascimentale che per armonia e grazia ricorda l'arte dei migliori artisti fiorentini si affianca in fondo alla navata di sinistra al quattrocentesco battistero ricoperto da un'elegantissime cupola ottagonale poggiante su quattro agili colonnine. La pietra alluvionale opportunamente levigata che forma la fonte vera e propria poggia su un basamento di ocra rossa ingentilito da stemmi nobiliari.
Madonna della SteleA fianco della porta centrale, un bassorilievo raffigurante la Madonna della Stele (sec. XIV), d'intonazione perfettamente giottesca, evocante nella sua classica e serena bellezza ricordi bizantini di elevata spiritualità. La tomba di Giulio e Ascanio Mozzagrugno (1605): la decorazione del monumento e la contenuta bellezza dei due busti ne fanno opera più rinascimentale che barocca.
Ubicato presso l’ingresso della chiesa, sul laterale destro, a circa tre metri dal pavimento, troviamo il cavaliere addormentato, un altorilievo, a grandezza naturale, in marmo bianco databile fra il XIV e il XVI secolo. Raffigura un “cavaliere”, cioè di un uomo maturo e aristocratico senza alcuna iscrizione o altro elemento che possa identificarlo.
L'altare dei Caropressa (1700), con due pregevolissime colonne in pietra di paragone, la Balaustra in legno del 1906, copia di quella della Cattedrale di Orvieto e l'Organo del 1894, composto da 2.219 canne e situato sulla tribuna sovrastante la porta maggiore, completano il sontuoso arredo della Basilica.

Fonte battesimaleIl tesoro del duomo era un tempo ricchissimo ma poi per devastazioni, saccheggi, alienazioni ridotto a niente. Tra le opera perdute ricordiamo il celebre ciborio di Giovanni di Nola, la croce d'oro fatta fondere per la chiesa di Lucera da Roberto d'Angiò nel 1305, la collana d'oro di Maria di Ungheria, moglie di Carlo II oltre a molti altri arredi sacri.

Tomba dei MozzagrugnoOra di questo ricco arredo ci restano gli arredi sacri del 1320 del beato Agostino, alcune pissidi di rame dorato di notevole pregio, quale quella con la coppa di pietra venturina, un statua d'argento di S. Maria, le chiavi donate da Carlo II a S.Maria, alcune pergamene del sec. XIV indecifrate e un dittico in argento dorato del sec. XIV, opera unica dell'antica orefeceria sulmonese.
La Cattedrale è stata dichiarata Basilica nel 1834 e Monumento Nazionale nel 1874
 
 
 

 

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