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San PasqualeLa chiesa del Santissimo Cristo Salvatore o di S.Pasquale è sita in fondo alla villa comunale, sul monte Belvedere, la dove al tempo dell'impero romano vi erano il foro, il comiziale e le terme. Fu costruita sui ruderi di un tempio dedicato a Giunone Lacinia e, gia esistente nell'alto medioevo, fu donata nel 1124 da Roderto II, Signore di Fiorentino e conte di Loretello, al monastero benedettino di Benevento di Santa Sofia. Nel 1407 con la venuta a Lucera di fra Giovanni da Stronconio, fu ricostruito.

Il S.S Salvatore fu sempre centro culturale di richiamo e maggiormente dal 1625, quando il convento fu occupato dai frati minori riformati, i quali dediti all'insegnamento e alla ricerca e celebri per lo studio della teologia, per i numerosi testi sacri che raccoglievono e per le lezioni e i conviti di studio e preghiera, raccoglievono attorno al convento i più nobili ingegni del luogo. La chiesa infonde subito un senso di pace e tranquillità, così immersa nel verde e nel silenzio della villa comunale e non è da meno l'interno, ricco di pregevoli opere d'arte.
Tra le notevoli opere pittoriche ricordiamo l'ampia tavola dell'Immacolata, probabilmente opera del sec. XVII di Pietro Marchesi, posta all'interno di un polittico presso l'abside; di tavole di scuola veneziana: la Madonna della Pietà di Francesco da Torremaggiore (1515) e la Madonna delle Grazie opera di Carlo Tolentino, detto il Tartaglia.
Pregevoli sono anche gli altari in marmo, stucco e legno che adornano la chiesa: quello di S.Pasquale Baylon, protettore della città, e quello di S.Francesco da Paola che reca una tavola settecentesca.

Nella chiesa sono custoditi i resti dei Beati: Giovanni da Stroncone, Francesco Biracchino da Lucera, Angelo da Pesche d'Isernia e Francesco Ruffino da Ferrazzano. Il Beato Giovanni Vici da Stroncone (Terni), morto in fama di santità nel 1418, dotto e fecondo oratore, da tutti amato e rispettato per purezza di vita ed efficace eloquenza, fu ardente promotore della più autentica osservanza francescana. Egli è ricordato come il fondatore del movimento dei frati osservanti di Capitanata e come colui che si interessò del trasporto della mensa di Federico II da Castel Fiorentino a Lucera, dove essa fu collocata come altare maggiore nella Cattedrale. I suoi sacri resti giacciono murati in un pilastro in fondo alla navata laterale della chiesa. La sua lingua incorrotta, un tempo conservata in sagrestia, fu rubata da un vescovo di Schiavonia e portata in quei paesi prima della fine del sec. XVII.


L'antico monastero, che ospitò gli operosi frati, a seguito della soppressione degli Ordini religiosi, fu chiuso e negli anni successivi ebbe svariate utilizzazioni: fu adibito a lazzaretto per assistere i malati di peste ed altri bisognosi, poi adibito a caserma, ad abitazione dei senzatetto e infine fu abbandonato lasciandolo in un totale stato di degrado. Solo alcuni locali continuarono ad essere utilizzati come spogliatoi per il circolo tennis.
Finalmente di recente il comune ha deciso di porre fine a questo scempio e sono iniziati i lavori di restauro per restituire alla città e alla cittadinanza, un pezzo della sua storia e cultura, recuperandolo per trasformarlo in biblioteca, pinacoteca, auditorium e ludoteca.

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