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Non esiste a Lucera persona che della Biblioteca Comunale "Ruggero Bonghi", non abbia una rispettosa riverenza. In essa sono conservati i ricordi scritti più prestigiosi della città, manoscritti di estimatori, di scrittori che hanno variamente amato e apprezzato Lucera.
Essa pare sia la più antica biblioteca pubblica pugliese, infatti fu aperta il 30 maggio del 1817. Sino al 1869 trovò sistemazione nella sala Capitolare del convento di S. Francesco, in seguito fu trasferita presso il palazzo Mozzagrugno e dal 1904 occupa l'attuale sede nell'edificio posto alle spalle del citato palazzo. Attualmente si sta restaurando il convento di S. Pasquale che al più presto sarà la nuova sede della biblioteca.
Il nucleo principale dei volumi (5000) risale ad una donazione del marchese lucerino Pasquale de Nicastri, che aveva ereditato dalla nobile famiglia Scassa un cospicuo numero di opere appartenute al poeta arcade Paolo Rolli, amico del Metastasio. In seguito si arricchì con le vaste raccolte di libri che confluirono dai vari monasteri dopo la soppressione degli ordini religiosi e con il passar degli anni grazie alla generosità di numerose famiglie lucerine: Bonghi, Nocelli, del chirurgo Francesco Lastaria, Corrado, Bozzini, Iliceto, del giurista Tommasone, dello statista Salandra, Prignano, Cavalli, Uva, Pitta e molte altre.
Molte di queste donazioni si devono alla stimata ed apprezzata figura di Giambattista Gifuni, che diresse la biblioteca dal 1931 al 1977. Nel periodo della seconda guerra mondiale, la biblioteca subbì numerosi danni a causa delle operazioni militari, danni che fortunatamente si limitarano solo al fabbricato, lasciando intatto il materiale librario.
Attualmente il patrimonio librario della Biblioteca “R. Bonghi” conta 100.000 volumi circa. Il patrimonio librario ha preminente carattere storico-letterario, a cui si unisce un vasto campo di opere giuridiche, politiche, scientifiche e tecniche. Tra il fondo antico, costituito da 22.789 volumi, meritano particolare attenzione le edizioni del XV sec., i cosiddetti incunaboli e cioè i primi libri stampati, se ne contano 30 opere, in 34 volumi, pubblicati fra il 1472 e il 1500, vale a dire pochi anni dopo la stampa della prima Bibbia di Gutemberg. Di importanza grandissima due edizioni del Boccaccio, l’una “Genealogiae deorum libri XV di Venezia” (Windelinus de Spira, 1472) l’altra, anche veneziana, “De montibus, silvis, fontibus ecc.” (Windelinus de Spira, 1472) ed un magnifico esemplare della versione italiana della Bibbia di Niccolò Malermi (Venezia, Tip. Antonio Bolognese, 1477) con una deliziosa miniatura a colori e oro, raffigurante la creazione di Eva. Degna di menzione è la raccolta delle Cinquecentine, recentemente quantificate in 865 volumi, tra cui spiccano le edizioni Aldine (23) e Giuntine (55), provenienti in gran parte dalle librerie private delle nobili famiglie lucerine: Lombardi, Bonghi, De Nicastri, Nocelli oltre che dai PP. Cappuccini e dai Minori Osservanti.

Annesso al materiale librario antico, prezioso è il fondo dei mss. composto da 327 codici, numerosi documenti sciolti, in cartelle, di storia locale e volumi relativi alla ripartizione dell’antico terraggio lucerino. Notevole, a tale riguardo, il “Liber privilegiorum”: trattasi di un manoscritto membraceo, che conserva la copia autentica di ben settanta documenti regi riguardanti la storia lucerina dal 1301 al 1547, eseguita in due riprese, con autenticazioni datate il 6 marzo e il 26 giugno del 1564 presso la Corte della Vicaria napoletana dal notaio Francesco Apicella, su sollecitazione rispettivamente di Giovanni Pietro de Oda, avvocato e procuratore del Comune di Lucera, e di Cesare Campana di Palma, sindaco e procuratore della medesima città. Il fondo dei mss. della Comunale di Lucera recentemente si è arricchito dei memoriali degli ex sindaci, Mario Ferrone e Giuseppe Papa.
Affianco a questo prezioso fondo, i registri delle deliberazioni del Comune di Lucera, dalla fine del Quattrocento ai nostri giorni.

Merita particolare attenzione la cospicua raccolta (150) delle pergamene conservate. Della storia di questo ragguardevole fondo della Municipalità lucerina sappiamo ben poco, almeno per quanto riguarda le sue più antiche vicende; sembra però evidente che la città ha comunque mantenuto sempre viva nel tempo la coscienza dell’esistenza del patrimonio documentario comunale e che in tal modo ne ha sostanzialmente garantito la sopravvivenza sino ai nostri giorni. Il documento pergamenaceo più antico è datato 1232 febbraio 3, Foggia, di mm. 217 x 141.

Numerose sono le lettere autografe, tra cui il carteggio ministeriale di Antonio Salandra; una lettera autografa di Domenico Cirillo (1776), il più illustre botanico napoletano; una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, in cui ringrazia il Consiglio Comunale per il vitalizio concessogli; una lettera di Alessandro Manzoni a Ruggero Bonghi.

Vi si trovano le opere del drammaturgo Umberto Bozzini; la raccolta completa del Foglietto (1897-1932 ; 1950-1966); i manoscritti del canonico Carlo Corrado (1650-1725) e, infine, una aggiornata emeroteca con 130 abbonamenti a riviste e giornali.

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