Il Museo Diocesano di Lucera, fondato nel 1999 al tempo dell’allora vescovo diocesano mons. Francesco Zerrillo, è stato allestito negli ambienti dello storico appartamento dei vescovi lucerini ed è curato dall’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici. Le aperture ai visitatori e le visite guidate agli ambienti e al patrimonio artistico del museo sono garantite dai volontari della suddetta associazione culturale “Terzo Millennio”.

Al museo si accede varcando l’ingresso principale del settecentesco e barocco Palazzo Vescovile, sito in Piazza del Duomo 13, proprio di fronte alla trecentesca e gotica Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il suddetto ingresso immette nel cortile che è suddiviso in due ordini e presenta una pianta rettangolare con il lato frontale curvilineo e due scalinate laterali e simmetriche di cui quella a destra dà accesso al museo.

Le sale del museo presentano pregevoli arredi che vanno dal Settecento al Novecento. L’insieme delle opere artistiche e liturgiche custodite comprende la maggior parte del Tesoro dell’Archivio Capitolare del Duomo lucerino, quelle provenienti dalle chiese e dai luoghi d’arte della diocesi lucerina, nonché i diversi paramenti sacri, i preziosi reliquiari e le suppellettili ad uso liturgico, finemente lavorate.

Tra più importanti tesori dell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Lucera che si conservano in questo museo occorre ricordare: un prezioso reliquiario a pisside duecentesco realizzato da un artista arabo-siculo; i paramenti sacri trecenteschi indossati dal beato Agostino Kazotic durante il suo episcopato a Lucera; la trecentesca coperta di evangeliario in lamine d’argento dorato, finemente lavorata a sbalzo da orafi sulmonesi; l’armadio-cappella settecentesco con altare finemente intagliato e dorato, appartenuto al vescovo mons. Alfonso Maria Freda e tuttora ospitato nella cappella privata dei vescovi lucerini, che oggi è parte integrante del museo in esame.

Tra le sculture sacre esposte nelle sale museali sono degne di nota la Madonna del Melograno, realizzata nel XIV secolo in pietra colorata, e la coeva Madonna della Stella, facente parte del trittico di un cenotafio successivamente smembrato. Le opere pittoriche più significative sono quelle rinascimentali, entrambe cinquecentesche, che ritraggono rispettivamente: la Madonna delle Grazie tra i Santi Giovanni Battista e Francesco d’Assisi (opera di Carlo Tolentino); e la Madonna della Pietà (dipinta da Francesco da Torremaggiore). La prima si trova nel salone di rappresentanza dello storico appartamento vescovile, oggi musealizzato, mentre la seconda è ospitata nell’attigua sala insieme alle suppellettili liturgiche finemente lavorate tra il Settecento ed il Novecento.

Inoltre, nelle prime due sale museali a partire dall’ingresso, sono tra l’altro ospitati i ritratti dei vescovi (i più antichi sono settecenteschi e si devono a mons. Alfonso Maria Freda) ed i loro relativi stemmi dipinti nelle parti alte delle pareti. I ritratti dei vescovi lucerini costituiscono l’essenza della Pinacoteca vescovile e sono presenti anche nelle altre sale del museo.

Il Museo Diocesano del Palazzo Vescovile di Lucera, sito in Piazza del Duomo n. 13, è normalmente aperto al pubblico nei giorni di lunedì, mercoledì, sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 12:30. Le aperture serali hanno invece luogo nella prima domenica di ogni mese.
Per info e prenotazioni: tel 088/152.08.82

Di: Michele Nardella

Il Palco del Teatro Garibaldi Il Teatro “Garibaldi” è situato all’interno del Palazzo Mozzagrugno, sede centrale della Casa Comunale, in Corso Garibaldi.
Sorse nel 1837 su progetto dell’architetto Oberty. Originariamente intitolato a Maria Teresa Isabella di Borbone si chiamò “Real Teatro Maria Teresa Isabella”, venne successivamente dedicato a Garibaldi.
La sala era di forma semicircolare, con una platea di circa 100 posti, due ordini di palchi, uno di 10, l’altro di 11 posti ed una galleria fornita di due file di panche.
L’interno del teatro fu fastosamente decorato da artisti provenienti dalla Capitale del Regno e fu da tutti ritenuto un vero gioiello dell’architettura e della decorazione.
L’inaugurazione avvenne la sera del 7 giugno 1838 con una duplice rappresentazione: la “Lucia di Lammermoor” di Donizetti e poi “La Sonnambula” di Bellini.
Nel 1903 fu previsto l’ampliamento del Teatro con un progetto dell’ing. Angelo Messeni che si stava occupando della realizzazione del Teatro “Petruzzelli” di Bari. Il nostro teatro divenne il gemello in miniatura del “Petruzzelli”. Inaugurato sotto questo profilo nel 1908 il teatro ebbe un periodo di grande fervore artistico cui seguì un totale abbandono durante le guerre.
Utilizzato solo sporadicamente, fu chiuso definitivamente alla fine degli anni ’40.
Nel 1977 venne approvato il progetto di recupero dell’edificio e il completamento definitivo dei lavori si è avuto a inizio 2005.
Il Teatro, splendidamente restaurato, è stato inaugurato nel marzo 2005; nel 2006 (gennaio-aprile) è stata organizzata la prima stagione di prosa dopo il definitivo recupero.

Teatro Garibaldi - Soffitto Teatro Garibaldi - Palchi Teatro Garibaldi - Stemma del Comune Teatro Garibaldi - Scalinata

sdomenicofaccLa presenza dei Padri domenicani risale ad almeno settanta anni prima della costruzione del complesso di S.Domenico voluto da Carlo II d'Angiò, il quale dopo la cacciata dei Saraceni dalla città (1300), ordinò che si costruisse al chiesa sfruttando i muri e le fondamenta di alcuni fondaci arabi, e alle sue spalle il convento per ospitare i Padri. Inoltre inviò a Lucera, il vescovo dalmata Agostino Kazotic per restaurare la cristianità in città. Quest'ultimo dopo la sua morte, fu elevato agli onori degli altari e fu dichiarato beato nel 1702.

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Ponte romano "Gallucci" Sulla via per S. Severo, ai piedi della collina del Cimitero (Monte Sacro), si nota un ponte di età tardoantica che congiunge le due sponde del torrente Salsola e a cui la tradizione assegna il nome di Ponte Gallucci, per la sua probabile ubicazione su terreni già di proprietà della nobile famiglia Gallucci.

Il Ponte Gallucci, antico ponte romano, ormai del tutto abbandonato, proseguiva la vecchia strada che partendo dalla Porta Teanum Apulum, permetteva di raggiungere alcuni centri abitati dell’epoca.

La Chiesa di S. Antonio Abate, si trova nei pressi della villa comunale, e fu eretta da Roberto d'Angiò nel 1330 probabilmente sui resti di una moschea, accanto ad un ospedale per morbosi di lebbra e fuoco sacro. Nell'arco dei secoli la chiesa ha subito numerose modifiche fino a a far scomparire l'originaria struttura. L'ultimo assetto lo ha avuto negli anni '60. Caratteristica singolare di questa chiesa è la sua cupola policroma, coperta con celesti tegoloni che da lontano sembrano pecore pascenti in un prato verde ondeggiante. Sugli stipiti della porta sono scolpiti due stemmi dell'ordine teutonico e sull'architrave l'emblema della passione di Cristo fattavi apporre dalla pia confraternità omonima sorta nel 1876.

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