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La protezione della Vergine

La forte devozione filiale verso Santa Maria non lasciò mai il popolo di Lucera, che si sentiva protetto dalla Patrona, grazie a vari accadimenti miracolosi con la quale la Vergine si manifestava.

Il 4 dicembre 1456 un terrificante movimento tellurico sconvolse la Capitanata. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma resto in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria Patrona.

A seguito del forte terremoto del luglio 1627 con epicentro San Severo, a differenza delle città vicine andate completamente distrutte, Lucera ebbe solo alcuni danni alle abitazioni. I lucerini sentirono la protezione di Santa Maria Patrona e il Decurionato volle donare 500 ducati al Capitolo della Cattedrale, affinché la cappella dedicata alla Vergine fosse arricchita. Sul finire del 1600 fu realizzato un nuovo altare in marmo alla Vergine Patrona ad opera di Giovanni Reguzzino.

Nel 1642 il viceré spagnolo Ramiro Guzman assegnò la città Lucera in feudo al conte Mattia Galasso, su ordine del re Filippo IV. La città subì quindi l'abolizione di tutti i privilegi conferitigli da Carlo II d'Angiò. I lucerini si rivolsero nuovamente a Santa Maria per chiedere la liberazione della città, che finalmente il 20 dicembre 1491 fu dichiarata “città libera, in virtù del potente patrocinio di Santa Maria.”

Il devastante terremoto del 1731 con epicentro Foggia, distrusse tutti i paesi della provincia di Lucera, che invece rimase inspiegabilmente in piedi. Anche in questo caso i lucerini vollero ringraziare la Madre Celeste istituendo il “terraggio di Santa Maria”. Fu infatti acquistato un terreno nell'agro di Mezzana Grande, con la cui rendita si sostenevano le spese per le festività d'agosto; per amministrare tale fondo fu istituito il comitato delle feste patronali.

Il lucerino san Francesco Antonio Fasani (1681 –1742) era fermamente devoto alla Vergine Patrona di Lucera, anche se nel suo cuore preferiva invocarla quale Vergine Immacolata, facendo infatti realizzare da Giacomo Colombo una statua dell'Immacolata Concezione per la chiesa di San Francesco. Lo stesso si può dire del Servo di Dio Don Alesandro di Troja (1801-1834), che alla sua morte fu sepolto proprio ai piedi dell'altare della Vergine in Cattedrale, che in quell'anno venne dichiarata Basilica Minore.

Nel 1799 Lucera attraversò il turbine degli eventi scaturiti dalla proclamazione della Repubblica Partenopea. La città fu raggiunta dal generale francese Duhesme, che cercò di trattare pacificamente con il popolo lucerino, affinché accettasse l'ingresso delle sue truppe. L'ufficiale di marina, Eugéne Petit però venne ucciso e questo fece scaturire la rabbia dell'esercito, che decise di assaltare Lucera. Fu solo grazie all'intrepido coraggio della duchessa Maddalena Candida Mazzaccara che Lucera si salvò dal saccheggio. La duchessa infatti, fuoriuscì dalle mura della città in nome di Santa Maria Patrona, seguita dal simulacro della Vergine, che venne esposto fuori porta Troia. Dehesme, nel vedere l'icona mariana, rimase scioccato, riconoscendola come "la Donna dal viso bruno e dagli occhi d'incisiva potenza, che quella notte gli era apparsa in sogno a dirgli che lasciasse salvo il suo popolo". Duhesme decide quindi di rinunciare ai sui bellicosi propositi e di ritirare le sue truppe: la città fu salva. A ricordo di tale evento prodigioso fu opposta sulla facciata di Porta Troia una lapide a perpetuo ricordo. Nello stesso anno l'altare in marmo di Santa Maria Patrona fu trasferito all'altra estremità della navata e da allora ospitò la statua seicentesca del compatrono San Rocco da Montpellier, invocato tra il 1655 e il 1656 durante l'epidemia di peste che si abbatté sulla città: la poca mortalità venne vista come un fatto miracoloso. Al posto del vecchio altare fu postò un nuovo ed imponente altare in marmo ad opera di Domenico e Marino Palmieri, con angeli di Giuseppe Pagano.

A seguito dell'ennesimo terremoto del 1805, il 15 agosto 1806 l'icona trecentesca della Vergine venne incoronata con triplice corona d'oro dal Capitolo della basilica di San Pietro in Vaticano ed inserita fra le immagini più venerate e miracolose della Vergine. In tale occasione venne realizzato il primo dipinto della Vergine in cielo fra San Rocco ed il Beato Agostino Casotti (nelle versione successive furono aggiunti anche i santi Pietro e Basso); ai piedi il re Carlo II d'Angiò, in ginocchio, consegna alla Vergine le chiavi della città.

Dall'ottobre 1836 la città di Lucera fu raggiunta da una nuova calamita, il colera indiano. Numerose furono le vittime dell'epidemia, che raggiunse il suo culmine nell'estate del 1837; il popolo chiedeva a Santa Maria Patrona di aiutare anche questa volta la sua città e l'aiutò della Vergine non mancò. Difatti il 12 e il 13 luglio di quello stesso anno, l'Icona trecentesca della Vergine, collocata in una delle cappelle laterali alla cattedrale, mosse gli occhi e cambiò il colore della pelle. A seguito di tale evento miracolo fu aperto un Processo Canonico nel 1838, di cui di occupò anche papa Gregorio XV e la Sacra Contrazione dei Riti, che non poté che constatare l'avvenuto evento inspiegabile, anche perché da allora l'epidemia del colera scomparve dalla città. Venne proclamato il 13 luglio quale festa della Madonna del Colera. L'evento prodigioso si ripeté nel 1844, quando la città fu colpita da una violenta siccità. Cento anni dopo, nel 1937 a Lucera si svolse il Congresso Eucaristico Mariano, in ricordo di tale evento miracoloso.

Durante la seconda guerra mondiale, Lucera non fu mai bombardata e mai attaccata. Si racconta che gli aerei che dovevano bombardare la città non riuscirono ad individuarla a causa delle nubi. I cittadini considerarono l'evento come fatto miracoloso attribuito all'intercessione di Santa Maria Patrona e riempirono la città di edicole votive con piccole riproduzioni dell'icona della Vergine, che ancora oggi sono visibile in tutto il borgo antico. Sono datate: Anno di guerra 1943.

Nel 1960, grazie all'interessamento del vescovo Domenico Ventola, fu concessa nelle litanie mariane, l'aggiunta dell'invocazione Santa Maria Patrona Nostra, prega per noi. In quegli anni una nuova luce illuminò la città; Rosa Lamparelli riaccese il fervore intorno al vecchio convento di Santa Caterina, sostenendo di avere visioni della Vergine Maria tra il 1959 e il 1963.

Con l'istituzione del Corteo storico del 1983, iniziò a Lucera la tradizione di rievocare ogni 14 agosto il memorabile momento della consegna delle chiavi della città da parte di Carlo II d'Angiò all'icona della Vergine Maria.

Nel 1987 papa Giovanni Paolo II fece visita a Lucera per venerare il corpo di San Francesco Antonio Fasani, da lui canonizzato l'anno precedente e, colse l'occasione per rendere omaggio all'icona miracolosa di Santa Maria Patrona.

Il 24 settembre 2003 il popolo di Lucera si è recato a Roma, nella Sala Nervi del Vaticano, per un incontro con papa Giovanni Paolo II, che per problemi di salute non è potuto essere presente di persona, ma che ha comunque fatto sentire la sua voce tramite collegamento dall'ospedale in cui era ricoverato. Durante tale udienza, il cardinale Angelo Sodano ha incoronato di triplice corona l'icona della Vergine, portata a Roma per l'occasione, a ricordo della prima incoronazione del 1806. Il giorno seguente, la Vergine ha fatto ritorno a Lucera, dove il popolo festante l'ha riaccompagnata in Cattedrale.

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