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La diocesi di Lucera è una delle più antiche d'Italia. Una leggenda con radici storiche, la fa risalire alla venuta di S. Pietro in Italia verso il 52 D.C.. Sbarcato a Siponto, nel dirigersi verso Roma, avendo avuto notizie della presenza di una comunità cristiana a Lucera, si fermò nei pressi di quest'ultima e sulle sponde del torrente Vulgano, affluente del Candelaro, battezzò numerosi appartenenti alla conunità. A ricordo di quell'evento, fu eretta la chiesa di S. Pietro in Bagno (chiesa di cui si hanno notizie in un documento del 1083, e che fu distrutta dai saraceni lucerini, durante una delle loro scoribande).
Intanto nella sua breve permanenza a Lucera, S.Pietro consacrò I° vescovo S. Basso, discendente dell'illustre e potente famiglia omonima.

Lo stesso S.Basso, durante il regno di Traiano, a seguito di una persecuzione contro i cristiani, elevò intrepido la voce a difesa della fede e nel 112 D.C. subì il suo glorioso martirio. II° vescovo di Lucera fu S.Pardo proveniente dalla diocesi di Corinto dalla quale era stato scacciato e a Lucera giunse inviato dal Papa Cornelio I nel 251. A lui si deve la costruzione dell'antica cattedrale ubicata nella spianata fuori dalle mura, secondo alcuni nel rione di S.Giacomo dove oggi si trova l'omonima chiesa, secondo altri in zona porta S.Severo li dove ora sorge la chiesa della Madonna della Spiga. Annesse alla cattedrale, furono edificate anche delle celle, e in una di queste vi morì S.Pardo il 17 ottobre 264. In seguiti, in tempo di guerra il suo corpo fu trafugato e portato nella città di Larino, di cui ne è il protettore.
Ma sia la cattedrale, costruita verso il 254, come pure la città, subirono nel 663, la furia devastatrice di Costante II. Restaurata alla meglio sia sotto il vescovo Giovanni, che il vescovo Marco II(nato a Troia e sepolto a Bovino di cui ne è protettore) nel VIII secolo, la chiesa subì ulteriori devastazioni e danni, tant'è che il beato Benincaso, edificò un'altra chiesa di S.Maria, la cui prima pietra fu benedetta da Papa Lucio III. Ma anche questa chiesa non ebbe maggior fortuna in quanto fu gravemente danneggiata dai Saraceni portati da Federico II. Solo con la cacciata dei saraceni da parte di Carlo D'Angiò II, Lucera potè riavere una cattedrale: l'attuale duomo.

Altra figura di rilievo fu il beato Agostino Kazotic, di origine croata, che edifico la chiesa di S. Domenico e l'annesso convento sui resti di alcuni fondaci arabi. Altro domenicano insigne per virtù e cultura, fu Pietro Ranzano, che resse la diocesi dal 1478 al 1492, autore del "De laudibus Luceriae", una storia di Lucera purtroppo andata persa. Altri vescovi rifulsero per virtù e scienza: Pietro de Pertis, Giulio Monaco Carafa, Scipione Bozzuto, Fabrizio Suardo, Giovanni Alcamone, Andrea Portanova, Giuseppe Chieppa, Giuseppe de Girolamo e Domenico Vendola.
Naturalmente in questa breve disamina della diocesi, non possiamo dimenticare una figura di rilievo della vita lucerina del '700: Padre Maestro S. Francesco Antonio Fasani, il primo santo della capitanata.

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