08Gennaio

Lucera nel 1813

Il Carrari ci fornisce una immagine di Lucera 150 anni dopo quella realizzata nel 1680 dall’Abate Giovan Battista Pacichelli.
Che differenza si nota tra le due rappresentazioni?

Pianta di Lucera nel 1813 del CARRARI 
Il Pacichelli ci trasmette l’immagine di una città medievale, circoscritta e quasi costretta all’interno della cinta muraria. Guardandola non è difficile immaginare i tempi che furono, le guerre e i lunghi assedi.
Sensazione amplificata dall’uso del chiaro scuro adottato dall’abate. 

La Lucera del Carrari, tutto sommato, è sempre rinchiusa nell’ambito della cinta muraria. Si riconoscono anche qui il Duomo e le chiese principali anche se non c’è alcun riferimento “in mappa” alla fortezza svevo-angioina. La differenza principale tra le due opere, però, è data dall’uso del colore, che trasmette “modernità” e “attualità” all’immagine del regio architetto. Quello del Carrari è un approccio scientifico alla topografia dei luoghi rispetto al Pacichelli. Il suo scopo è rappresentare l’estensione del centro abitato, i nomi delle strade e i monumenti. E il modo migliore per farlo è adottare la visualizzazione dall’alto, punto di osservazione ancora oggi alla base di tutte le mappe cittadine e dei navigatori satellitari.

Perché oggi è importante l’immagine del Carrari?

L’opera del Carrari è fondamentale per capire innanzitutto la posizione delle mura medievali e dei torrioni, ancora esistenti quando visse l’architetto. Sono ben rappresentati i palazzi e le strade, gli spazi pubblici e quelli privati, e i giardini e gli orti all’interno delle mura,  oggi scomparsi a causa dei successivi interventi edilizi, che però hanno lasciato traccia anche nella toponomastica di Lucera. Si pensi all’attuale “Via dei giardini” che da San Francesco porta alla chiesa di Santa Lucia.

Cosa è successo a Lucera nel periodo tra il 1680 e il 1813, tra l’immagine del Pacichelli e quella del Carrari?

Il 1600, a causa delle epidemie e delle carestie, si chiude con una crisi economica con conseguente calo demografico e inattività edilizia. Due eventi però nei primi decenni del 1700 contribuirono a cambiare la storia della nostra città dando inizio ad un periodo di rinascita economica, edilizia e culturale. Il primo è il catastrofico terremoto che si verificò il 20 marzo 1731. Il secondo è la restaurazione del regno di Napoli attuata da Carlo di Borbone a partire dal 1734 che porterà ad una insperata stabilità politica. La dominazione borbonica e gli ingenti investimenti necessari alla ricostruzione post terremoto porteranno ad una fioritura economica, sociale, culturale e naturalmente edilizia di Lucera. Venne risistemata piazza Duomo, ristrutturato e ampliato il palazzo vescovile, costruito il tribunale, il convento dei carmelitani, il palazzo Lombardi (statua dei caduti), e molti altri palazzi che ancora oggi esistono in città. La ricostruzione avvenne a scapito della “castello” che fu usato come cava per trarre i materiali per edificare i nuovi palazzi. Questa fioritura di arti e palazzi gentilizi non bastò, però, a Lucera per continuare a mantenere un’egemonia regionale che le era stata riconosciuta sin dai romani. Infatti nel 1806 il capoluogo amministrativo della capitanata verrà trasferito a Foggia. Il regno dell'italia meridionale è ormai unificato e si vive una stabilità politica senza precedenti. Pertanto l'essere posta su tre colli in alto rispetto al tavoliere, elementi che nelle varie epoche, dalla preistoria a tutto il medioevo, l’avevano resa importante e contesa, ora non assicurano più a Lucera quellì'importanza strategica di un tempo. Nello scacchiere del meridione, Foggia con la sua posizione centrale nel tavoliere, è più rispondente alle esigenze dei tempi. E quindi, la presa del potere borbonico e la ricostruzione del ‘700 post terremoto se da un lato ci consegnano una Lucera ricca di chiese e palazzi gentilizi della borghesia terriera, dall’altro danno l’avvio alla “caduta” della città e al suo ridimensionamento ad abitato di media importanza nel lungo periodo. E così nel 1855 vengono abbattute le mura che da secoli cingevano la città medievale. Nel 1861  vengono chiuse le cattedre universitarie che dal 1807 erano ospitate all’interno della struttura conventuale dei celestini. Il resto è storia recente.  Solo alla luce delle vicende storiche accedute tra 1680 e 1813 possiamo comprendere l'importanza dell'opera del regio agrimensore e architetto Gaetano Carrari.

 

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