28Luglio

11 Luglio 1919, rivolta per il caroviveri a Lucera: 10 morti e 80 feriti

I retroscena dell’eccidio di Lucera divennero una sorta di “affaire” di stato. La vicenda assunse rilievo nazionale. Nella querelle che ne seguì intervennero il presidente del consiglio Nitti ed il suo predecessore, il lucerino Salandra

LUCERA, LA STRAGE DIMENTICATA

«In testa vi era la fanfara socialista. Ad essa seguirono dieci corone, portanti le fotografie delle dieci vittime della nostra fede. Sventolarono i vessilli delle diverse leghe e tra essi il gonfalone della camera del lavoro di Foggia, faceva seguito un interminabile fila di lavoratori, mesti, commossi, piangenti».

Così un cronista di Spartaco, periodico ufficiale della Federazione socialista di Capitanata, descrisse nel 1920 l’imponente manifestazione che commemorò l’eccidio di Lucera. Un anno prima, l’11 luglio del 1919, la città aveva vissuto la giornata forse più drammatica della sua storia. Per protesta contro il caroviveri, erano scoppiati dei moti di piazza che in tre giorni causarono gravissimi scontri tra i dimostranti e le forze dell’ordine: il tragico bilancio fu di dieci morti e di un’ottantina di feriti,  un’autentica emergenza per la Croce Verde e per il piccolo ospedale della città, che si rivelò insufficiente al bisogno, sebbene molti manifestanti, feriti in modo leggero, per evitare l’arresto, si fossero curati da soli.

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