28Dicembre

Un curioso scambio d’identità: la tela del B. Kazotic è di S. Agostino d’Ippona!

Anche quest’anno, dal 31 luglio al 3 agosto, si è celebrato il triduo e la festa in onore del B. Agostino Kazotic, italianizzato in Casotti (Trogir, 1260 c.- Lucera, 1323), il grande vescovo domenicano di origini croate che resse prima la diocesi di Zagabria e poi quella di Lucera, tra il 1322 e il 1323, di cui è in corso il processo di canonizzazione. Per l’occasione è stato finalmente esposto al culto il busto ligneo con il capo in argento del beato, prezioso reliquiario che ne custodisce il teschio, realizzato nel 1563 e restaurato di recente. Mancava all’appello la tela settecentesca -attribuita sempre al Kazotic – custodita all’interno della sacrestia del Duomo angioino, per il cui restauro era stata organizzata, circa un anno fa, una meritoria raccolta fondi dalla delegazione del FAI di Foggia.

Quella tela mi aveva da tempo incuriosito; sembrava che quasi tutti - laici e consacrati - ritenessero, secondo una non ben chiara tradizione, che vi fosse rappresentato il vescovo croato. Per curiosa coincidenza, proprio durante il triduo, mi è capitato di trovare un’immagine digitale della tela, ed ho voluto provare ad analizzarla attentamente.

Tela di S. Agostino

La tela di S. Agostino presso la sede del Circolo Unione, nella serata di presentazione dell’iniziativa promossa dal FAI ( Lucera, 18.10.2013)

In essa è rappresentato un vescovo dalla fluente barba grigia, con mitra dorata, il quale indossa una tonaca con ampie maniche e cappuccio neri, una croce pettorale d’oro, e sulle spalle ha un piviale bianco con arabeschi dorati, foderato di rosso, chiuso con un prezioso fermaglio. E’ seduto su una sedia (di cui si intravede lo schienale), regge con la sinistra un codice, e col braccio destro sollevato stringe tra le dita una penna d’oca, mentre col capo di tre quarti volge lo sguardo verso l’alto, come rapito in estasi da una mistica visione: in alto a sinistra, su uno sfondo nebuloso, in uno squarcio di cielo si staglia un tempietto a cupola circolare, al cui interno c’è un fuoco che arde.

La tela in esame fu già descritta da Don Vincenzo Di Sabato, di felice memoria, nel suo libro “Storia ed arte nelle chiese e conventi di Lucera” (Foggia, 1971), il quale però vide in essa ritratto non il Kazotic, ma il ben più noto vescovo d’Ippona. Infatti, a pag. 136, affianca curiosamente la descrizione di due tele, che dovevano allora conservarsi nella sacrestia del Duomo: una dedicata al beato croato e l’altra al santo africano. Nella pagina seguente riporta la foto solo della tela in oggetto con la didascalia: “La tela di S. Agostino”. Trascurando la prima tela -custodita ora presso il Museo Diocesano- in cui appare chiaro che il soggetto rappresentato sia proprio il beato Kazotic (con mitra, pastorale e teschio), di quella successiva l’autore scrive:

“LA TELA DI S. AGOSTINO

Sant’Agostino d’Ippona, dottore della chiesa, ha in mano una penna d’oca con la quale stende i suoi scritti pieni di profonda dottrina.

Versi endecasillabi a rime alternate.

Occhi profondi scintillano in fronte

Al gran dottore dell’affrica gente.

Da penna d’oca stillano ben pronte

Le gocce d’oro di sua eccelsa mente.”

Considerando che l’abito con cui il vescovo è rappresentato non corrisponde a quello tipico dei domenicani (sotto, di bianco: tunica, scapolare e cappuccio; sopra, di nero: cappa e cappuccio), restava da capire se il Di Sabato avesse visto giusto.

A sciogliere ogni dubbio sull’identità del soggetto rappresentato nella tela sono proprio alcune righe di un testo dipinto sul codice, quasi a voler mettere alla prova gli osservatori più acuti ed offrire loro la possibilità di identificarlo.

Il codice dipinto nella tela

Il codice dipinto nella tela

Ingrandendo il particolare del codice e ruotando l’immagine, con un po’ di sforzo visivo si riesce a leggere quanto è scritto:

“Gratia Dei semper est bona, et per hanc fit ut sit homo bonae voluntatis, qui prius fuerat voluntatis malae. Per hanc etiam fit ut ipsa bona voluntas, quae iam esse coepit, augeatur, et tam magna fiat, ut possit implere divina mandata”

(“La grazia di Dio è sempre buona, e per mezzo di essa avviene che sia uomo di buona volontà quello che prima era stato di volontà cattiva. Sempre per mezzo di essa avviene anche che la stessa volontà buona, quando ormai ha cominciato ad esistere, si accresca e diventi tanto grande da essere in grado di adempiere i precetti divini”)

Il testo in latino è tratto dal “De Gratia et libero arbitrio” (Lib. Unus, cap. 15.31: Qui) di S. Agostino d’Ippona (Tagaste, 354 – Ippona, 430), e manifesta le reali intenzioni del pittore, che aveva in animo di rappresentare proprio l’autore di quel brano, e non -per assurdo- il B. Kazotic “copista” di S. Agostino!

Di recente, però, la paternità del brano agostiniano è stata attribuita ad un certo Padre Maestro Lorenzo Stramusoli da Ferrara (O.F.M. Conv.). Deve essere senz’altro sfuggito che, come già molti altri autori prima e dopo di lui, lo Stramusoli si era solo limitato a riportare delle sentenze altrui, con i dovuti rimandi bibliografici, senza alcuna pretesa di volersene attribuire la paternità. Infatti, nella sua opera intitolata “Apparato dell’eloquenza” (tomo II, Padova, 1700, pp.716-717) elenca una serie di “Sententiae Catholicorum”, di cui alcune prese in prestito proprio dal “De Gratia et libero arbitrio”, tra cui c’è anche la prima parte del brano dipinto nella nostra tela:

“30. Gratia Dei semper est bona, & per hanc sit, ut sit homo bonae voluntatis, qui prius fuit voluntatis malae. idem, c. 15 (Idem sta per “S. Aug. de Gratia et libero arbit.”: Qui).

Dulcis in fundo, a riprova di quanto detto finora, esiste una tavola circolare di autore anonimo, detto il “Maestro Palermitano”, del 1750-1770, rappresentante proprio S. Agostino vescovo e dottore che, tranne per alcuni dettagli, risulta identica alla nostra tela. A segnalarne l’identità è la seguente scritta: “D.P.N. AVGVSTINVS EP”. L’opera si trova sotto la volta della chiesa agostiniana di S. Gregorio Papa al Capo, a Palermo, insieme ad altre tavole ritraenti S. Monica e S. Nicola da Tolentino.

Tavola di S. Agostino d'Ippona (Chiesa di S. Gregorio Papa - Palermo)

Tavola di S. Agostino d’Ippona (Chiesa di S. Gregorio Papa – Palermo)

Date le prove più che eloquenti raccolte in favore della tesi del benemerito mons. Di Sabato –già dal sottoscritto portate a conoscenza dell’attuale parroco della Cattedrale Don Ciro Fanelli- ritengo che si sia fatta pienamente luce sulla questione, augurandomi che nessuno voglia negare l’evidenza delle prove addotte.

Ristabilita la verità, resta comunque sempre valida la raccolta fondi avviata dal FAI per il restauro dell’opera d’arte, da incoraggiare e portare a compimento. La delusione nell’apprendere che la tela non ritragga il B. Agostino Kazotic, dovrebbe essere superata dall’entusiasmo di averne trovata una di pregio di S. Agostino d’Ippona.

Walter V.M. di Pierro

Posted in Aneddoti, Generale

Commenti (0)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Info sul sito

Questo sito nasce con l'intento di mostrare e far conoscere i monumenti, la storia e i personaggi di Lucera.

CENTRO INFORMAZIONE TURISTICA

Punto informazione e distribuzione materiale turistico
Piazza Nocelli, 6 
Numero Verde 800/767606

Login

.

Vai all'inizio della pagina