18Febbraio

La danzatrice di Lucera

La danzatrice di Lucera

Lucera, città Saracena, è posta con le sue fortezze pesanti e minacciose sulla collina brulla, la quale scende repentinamente in lontananza in un'infinita estensione coperta d'erba. Il muro di cinta è costituito da 15 gigantesche torri che racchiudono in un abbraccio la reggia del Re degli Hohenstaufen. Il grande Re riposa già da qualche anno nel Paphyrsarcofago a Palermo, tuttavia i Saraceni si rifiutano di credere in ciò. Essi sostengono, guardando con grande umiltà il palazzo reale, che il suo […] fu portato via dal Re Manfredi, figlio di Federico, che si reca raramente a palazzo.

A ridosso della piazza della Moschea e del Mercato, si trovava la casa del Sig. Kadi Azirah, il quale deteneva la giurisdizione su tale territorio. Un ragazzo o forse una bambina, scompare attraverso un portone di rame nella solitudine del mattino, nell'ora in cui si incontrano il giorno e la notte, si spengono le stelle e gli angeli, nella penombra del crepuscolo spiegano le loro ali, si occultano e si seducono. Questa è l'ora chiamata dai Saraceni "dei condannati", vale a dire di quelli che non sono né vivi e né morti. Il negro, che ha l'incarico di chiudere il portone, fa l'incantesimo che si usava nella sua patria per addormentare i serpenti. Semrud, la domestica, sorride con cattiveria e di tanto in tanto si ferma un attimo a raccogliere i veli grigi sulle spalle.

Con le mani aperte passa con la punta delle unghia rosse sulle monete d'oro e riesce a sentire il pensiero d'Azirah. Mentre sorride in silenzio, continuando ad accarezzare le monete, forti denti bianchi brillano tra le labbra sbavate dal trucco ed il suo viso sembra portare una maschera della depravazione. In verità la bocca di Semrud è la bocca dei lussuriosi, eterni assetati. […] Il grigio spento dell'ora si rispecchia nei suoi occhi celesti e illumina il suo viso bronzeo. Gli occhi scintillano come quelli di un gatto all'imbrunire. Semrud è stanca, e con passi […], quasi da sembrare uno spettro, si reca alla cisterna.

Un profondo silenzio regna nella piazza, i credenti, i calzolai e i sarti, i panettieri e i maniscalchi, i commercianti e i portatori dormono ancora, non è ancora l'ora dei Muezzin. Essi verranno al pozzo, attingeranno l'acqua, la verseranno nella scanalatura, si libereranno delle scarpe e si laveranno secondo la legge del Profeta. Semrud si adagia sulla pietra fresca della cisterna che dà beneficio al suo corpo e, mentre allarga le braccia come se fosse crocefissa, con lo sguardo riflesso verso il cielo, lentamente filtra un raggio chiaro proveniente dall'est, il quale, facendosi spazio, dà il presentimento che presto sarà giorno e gli angeli, uscendo dal crepuscolo, attraverseranno le città ed i paesi. Tuttavia – e ciò può sembrare strano –, si sa solo che questa leggenda nacque nei giorni di Re Manfredi. Alcuni dicono che Semrud, la ballerina, sarebbe stata una "posseduta", altri la chiamano un'abile illusionista, bisogna ammettere che ballava così magistralmente che la fama della sua arte ha ampiamente superato le mura di Lucera.

Del resto non è forse l'arte la santa ossessione di un esaltato? Il sacerdote della Moschea non perdonava alla serva l'accaduto, del quale siamo obbligati a parlare. Da non dimenticare il Vescovo di Lucera, che aveva pochi fedeli nella sua cattedrale e nella città inferiore; egli definiva Semrud una strega ed un genio del diavolo. Chi può giudicare? Non osa neanche la scrittrice di questa leggenda. Con il sopraggiungere della luce, arrivano anche i credenti, i quali osservano giacere la ragazza rigida ed allungata, con un sorriso penoso che poi sembrava mostrare segni di felicità. Il vento mattutino proveniente dall'est, gioca con i veli grigi che, svolazzanti, ravvivano l'abbigliamento misero ed il corpo infantile, sottile e bello di Semrud. Gli uomini restano stupefatti, ma dopo averla riconosciuta, scuotono le spalle e ridono in modo eloquente.

Quando Said si abbassa per baciarla, fa un salto indietro, come se fosse stato morso da una vipera. Ma Semrud non si è né mossa e né ha parlato, ha soltanto abbassato lentamente le palpebre e l'ha guardato attraverso il velo delle ciglia. Si dice che Said abbia raccontato che Schaitan, il diavolo, sarebbe stato in agguato dentro di lei per strangolarlo. Egli fu deriso, si diceva che fosse stato troppo codardo perchénon aveva avuto il coraggio di toccare la serva dei grandi Signori, e questo andava detto per tramandare la sua immagine di fedeltà (non vendeva l'ebbrezza del suo amore a tutti). Ubi nulli, il calzolaio, del quale lei è serva, non si permette, nonostante la sua avarizia, di portarle fretta. Un suo amante fu da lei pugnalato con forza. Il calzolaio, nonostante la sua paura, fu costretto, vecchio e malandato com'era, a gettare il morto nella cisterna che si trovava davanti alle mura della città. Adesso teme che da un momento all'altro possa essere accusato di complicità; Semrud l'ha in pugno.

Ubi Ulli inorridisce davanti al piccolo pugnale nero che lei porta sempre nascosto nella cintura dei suoi vestiti. I credenti si preparano a ricevere degnemente il saluto mattutino del Muezzin ed a genuflettersi in terra con la fronte rivolta verso Est. Solamente gli uomini si spingono davanti al portone della Moschea costruita con un gratticcio intrecciato. Semrud è ancora quasi incredibilmente come un fascio di vestiti sdraiata in mezzo a loro. Le donne dei maomettani non hanno mai il permesso di accedere alla Moschea, esse sono sdraiate sui tappeti colorati delle preghiere dell'Haaaaa negli stretti cortili e salutano il loro Dio secondo la legge di Maometto, in isolamento. Il sole crescente illumina sempre di più il cielo e si sente dall'alto la voce del Muezzin: «Allah è grande e Mohammed è il suo profeta». Le porte della Moschea vengono spalancate ed una parte dei credenti esce in massa nel cortile, l'altra parte resta al proprio posto, ognuno ha davanti a sé il tappeto disteso ed aspetta, pronto a salutare il suo Dio, e nel saluto si prega l'Onnipotente affinché preveda per loro un proficuo e valido progresso. Dio deve soddisfare molteplici bisogni; c'è chi prega che la lana dei cammelli, come quella delle pecore, sia più abbondante rispetto alla quantità del vicino […], chi invece spera che i suoi campi e i suoi frutteti possano portare per due volte il solito raccolto, ed ancora c'è chi prega per la benedizione dell'incudine sulla quale lavora il ferro rovente.

Il benessere ed il conforto della giornata è la speranza di tutti, e per i giovani forse c'è in più la speranza di godere delle loro notti. «Allah è grande e Maometto è il suo profeta» canta la voce del Muezzin. Si racconta che nel canto del Muezzin si infiltrasse un'altra voce chiara e melodiosa, ma non era un cantare dolce, bensì piuttosto un suono al richiamo di un falco, ed i credenti giravano l'uno dopo l'altro leggermente la fronte nel tentativo di vedere di chi fosse quella voce. E quando videro, alzarono la fronte, alcuni saltarono in piedi per far tacere la voce, altri, contro la loro volontà, incorsero in un orrore. Questo è quanto si diceva ed anche quanto sapeva il Re Manfredi degli Saufen.

Semrud emerge dalla terra, crescendo come una fiamma che divampa e tende le due braccia verso la luce come quando si cade in estasi. Ella resta inerte nel suo incanto per un po' di tempo finché alcune parole, quasi incomprensibili, escono dalle sue labbra, all'inizio piano, quasi come un tormento, poi interrotte dalla luce rossa del sole crescente che trasforma i suoi occhi blu inebriati in luci di colore violetto. Una parte degli uomini si alza ed incalza verso l'invasata, un'altra parte si irrigidisce in un intontimento emozionante, i terzi ridono in maniera chiassosa ed ancora altri gridano ed inveiscono. C'è un canticchiare a bocca chiusa, quasi un ronzare ed anche un gorgogliare e ribollire dalla rabbia. Semrud, sempre con le braccia tese verso il cielo, inizia a parlare. Il balbettio confuso delle parole non sembra più il richiamo di un uccello, la sua mano descrive un arco con un'apertura immensa e con voce vacillante esclama: «Il volto di Lucifero mi sta guardando, osservando». Il suo corpo inizia a tremare quasi come preso da brividi di freddo. «Gli occhi di Lucifero sono gli specchi vetrati, non li vedete, uomini di Lucera? Io vi vedo rispecchiarvi in loro!». «Sei un'esaltata», dicono balbettando gli uomini che si trovano nell'imminente vicinanza di Semrud. Si accalcano sempre di più ed i primi formano un cerchio facendo da leva contro coloro che spingono. «Esaltata! Sarà ubriaca!», grida il fabbro Said. Qualche risata di qua e di là, ma anche grida di risposta: «Silenzio, noi vogliamo ascoltare! Chiudetegli la bocca!».

Semrud si eleva come una verga oscillante: «Chi accusa Lucifero delle bugie è diventato vittima, egli non inganna solamente lo spietato!». Adesso si abbassano i visi e le parole non reggono più, solamente quelli che stanno davanti, in prima fila, intuiscono quello che lei dice. «Lucifero è il principe più forte di Allah. Non cadde come voi credete, egli amava Dio e perciò andava da Lui. Dio voleva crearsi l'avversario per rivelare la sua magnificenza, perché solo nel gioco alterno tra il bene e il male si puòmanifestare Dio. Lo spazio non esisteva ancora, il tempo non esisteva ancora, però Lucifero esisteva e vigilava sul cuore di Dio. Dio diceva: "Venga a noi il nemico così noi possiamo rivelarci a lui". L'universo tremava e gli angeli forti nascosero i loro visi sotto le ali luminose. Allora Dio disse al secondo, e con ciò infrangeva la legge dell'unicità: "Venga a noi il nemico così noi possiamo rivelarci". Il mondo di qua, la vita terrena, il mondo dell'aldilà, ultraterreno, e l'universo tremava così forte che le stelle cominciavano a ruotare e così crearono lo spazio e il tempo.

Gli angeli piangevano, solo Lucifero sorvegliava il cuore di Dio irremovibile nella trasparenza limpida. Dio disse al terzo, e così nacque la Trinità: "Venga a noi il nemico così noi possiamo manifestarci!". Si ribellò l'universo, il cielo e l'inferno si chiudevano e tutti gli angeli forti giacevano come falciati davanti ai piedi di Dio». «Infuri, imperfersa, dove potrà aver letto queste parole!». Non sono scritte nel Corano, non nelle […]. Gli uomini ridono solo in isolamento. Sporadicamente qua e là scintilla una parola di scherzo, una ingiuria, un chiedere sospettoso; poi, però, finalmente, tutto tace. Soltanto il Muezzin recita irremovibile le parole della preghiera. La voce di Semrud si sente più forte rispetto ad altre. Il sovrano con forza porta la mano alla fronte e con forza prende il diadema, nel quale il cuore, la magia più forte del cielo, si infiamma come la pietra della corona di Lucifero: «Vedete come luccica qui e là?». Semrud traccia con la mano un'orbita ellittica: «Non vedete, voi ciechi? Il diadema di Lucifero risplende come le stelle che formano un segno zodiacale nel cielo. Dodici punte coronano questo capolavoro, il tredicesimo è il cuore». Il ricco commerciante Menson ride.

Michael Katus, l'astrologo del Re, ne parlava tanto da fare di quelle parole le sue. «Non vi fate imbrogliare!». «Calma, calma, noi vogliamo ascoltare Semrud». «Semrud, parla, cosa vedi ancora?». Semrud colpisce con le mani il suo petto: «Unicamente Lucifero è il solo forte, può appagare l'ordine di Dio e diventare il suo opposto! Baciategli i piedi, cani! Cani!». Semrud cade in ginocchio, le sue labbra sfiorano le pietre assolate quando un tremore la fa sobbalzare di nuovo in piedi: «Lucifero guardava Dio, e Dio lui.

Il forte gettò il cerchio nella profondità e con il diadema il cuore, perché solamente questo lo avrebbe liberato da Dio, perché senza il cuore egli si è diviso da Dio». Semrud alza le mani al cielo, la folla silenziosa, il suo viso, così racconta la leggenda, immobilizzava tutti, anche il Muezzin ammutolisce. Dio seguiva con dolore il cuore che precipitava e Lucifero, il nemico, precipitò nell'abisso. Dalla sofferenza di Dio nacque la Terra ed essa avvolge il cuore di Lucifero come un calice santo. Nella caduta la fiamma rossa del cuore si trasformò in un fuoco freddo e verde e adesso domina il profondo gambo della terra. Dio creò l'uomo secondo la sua immagine, chiaro e forte, e secondo il cuor di Lucifero creò la donna, e Lucifero la sedusse, e lei l'uomo, per questo fu colpita dal castigo di Dio, lei e le sue generazioni. «Lei ha ascoltato le parole del prete nella cattedrale», ridacchia Moser ironicamente, ma gli altri non lo ascoltano, hanno gli occhi stupefatti rivolti verso Semrud e, a dire il vero, quello che sta per succedere è terrificante.

Semrud, camminando nel cerchio, canta con voce tenera, dolce ed infantile, tanto da far piangere quelli che le sono vicini per la commozione. Dopo di ciò si ferma e con gesto perplesso lascia cadere le braccia, e le mani, aperte, abbandonate. «Alla croce dell'amore la donna si china davanti a Lucifero. L'uomo può liberarsi dalla maledizione soltanto se costringe la donna a bruciarsi spietatamente nell'amore – lontano sono ancora le vie – eppure Lucifero scenderà sulla terra, strapperà il cuore a sé per risalire a Dio». Semrud alza la testa come se stesse ascoltando una voce dall'alto e, come presa da un sogno, ripete ciò che crede di sentire: «Molti sono chiamati, ma pochi saranno gli eletti». Nessuno comprende, neanche Semrud sa quello che dice. Il silenzio opprime gli uomini nella piazza.

Nel frattempo si ritrovano anche tutte le donne in piazza e chiedono avidamente: «I loro occhi che vengano lasciati liberi dai veli, scintillano malvagi». Da tanto tempo le donne odiano Semrud. E poi, così raccontano i cronisti, è successo che la serva è crollata con la testa […], le labbra spalancate, e nel suo sguardo è pronta a realizzarsi la morte. Lei chiede aiuto, ma non è possibile sentirla. La leggenda, però, narra: «Si levò in lontananza, nell'immensità del Tavoliere, una tempesta, questa piegò i fili d'erba, gli alberi, spazzò via la polvere dalle strade e strappò le foglie dagli alberi che si andarono a riunire in una danza trascinate dal vento. La bufera si abbattè sulla città di Lucera avvolgendo gli uomini in un cappotto freddo, gelido ed intirizzito. Essi gridavano, nascondendosi gli occhi tra le mai e si gettarono in terra. Cosa stesse succedendo nessuno lo sapeva, e la domestica crollò sfinita. Una parte della gente fuggì dalla piazza, altri volevano gettarsi sulla ragazza. "Puttana! Profanatrice di Dio! Strega! Seduttrice di Cristo!". Gridavano: "Uccidetela! Bastonatela come una cagna!".

Le pietre la colpirono e l'avrebbero uccisa se non ci fossero stati alcuni che, colti dalla commozione, convinti che un domani avrebbero dovuto rendere conto a qualcuno delle proprie azioni, la salvarono. Quando Kadi Azirah, avvertito della sommossa salì sullo stretto altan del palazzo di giustizia e chiamati i servitori del Tribunale e le guardie della città, diede loro ordine di cercare Semrud, ma lei era introvabile. Uno sconosciuto, coperta dal suo cappotto, la fece nascondere per molti giorni nel granaio della cittadella. Il Kadi, al quale fu riferito l'accaduto, scuotendo la testa e posando le sue sottili mani sulla balestra dell'altan disse: "Chi potrebbe essere giudice? Voi no ed io nemmeno. Allah saprà perché ha permesso tutto ciò". Il Kadi sosteneva il caso per difendersi davanti al vicario di Re Manfredi. Allora come oggi il tempo è un grande torrente, che trascina con sé ciò che in esso scorre, così quando Semrud si fosse presentata di nuovo, dopo mesi, Ubi Ulli avrebbe taciuto a tutte le domande e sarebbe stata così tollerata».

Questa è la leggenda della sua ossessione, della sua malattia, che avrebbe portato notorietà alla ballerina di Lucera che ballava sulla sfera, raccontata da alcuni cronisti.

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