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  • Al centro di una vasta piazza nella quale come allo sbocco di un delta confluiscono rivoli di strade minori, sorge maestosa la Cattedrale dell'Assunta. Debellati i Saraceni nell'agosto del 1300.........
  • Il castello sorge sul monte Albano (m. 250), che domina la vasta pianura del Tavoliere, tra Lucera e i monti dell'Appennino. Esso si erge sulla primitiva Rocca diomedea e............

Mura Latine presso il cimiteroCome tutte le antiche città guerriere, Lucera, fin dai tempi romani era cinta di solide mura, con diverse Mura Medievaliporte di accesso munite di robuste saracinesche, più volte abbattute durante i vari assedi della città e, in particolare, durante l'attacco angioino ordinato da Carlo Il nel 1300. Per difendere la Città di S. Maria, Roberto d'Angiò, denominato il Saggio, nipote di Carlo Il, succedutogli sul trono di Napoli il 5 maggio 1309, cinse la città di nuove solide mura. L'ampliamento del perimetro della città e la ricostruzione della cinta muraria, dotata anche di fossati e torrioni, venne segnalata a re Roberto e da questi ottenuta dietro richiesta del Vescovo Agostino Casotti. L'opera deperì col passare del del tempo, fino a quando gli avanzi furono completamente rimossi dall'Amministrazione municipale nel 1855.

Porta FoggiaDelle mura angioine della città rimane oggi solo la monumentale Porta Troia, prospiciente l'antica città dauna Ecana (Troia),Porta Troia simile a quella contemporanea eretta a Sulmona, con l'arco a sesto acuto e la facciata a grosse bugne rettangolari, mentre l'altra Porta che oggi è possibile ammirare, Porta Foggia*, risale al 1700.
Nel Sei-settecento le Porte della città erano ben cinque: oltre alle attuali Porta Troia e Porta Foggia a sud e a sud- vi era la Porta Albana** (o di S. Antonio Abate), a nord-ovest, che conduceva ai colli Albano e Belvedere, la Porta S.Giacomo, ad est, nei pressi dell'omonima chiesa e la Porta S. Severo, che guardava verso la città di San Severo, a nord di Lucera.

 

*Nel 1842 porta Foggia si trovava in condizioni precarie. Paventando un crollo imminente, il sindaco di Lucera Giuseppe Goffredo ordinò l'abbattimento della parte superiore della porta, di proprietà di un certo Pasquale Iliceto. Nel settembre di quell'anno informò l'Intendenza di Capitanata dell'intervento effettuato e della necessità di ricostruire la porta, considerata l'ingresso principale della città. Il progetto di riedificazione fu approntato dall'ing. Achille Cavalli, il quale propose di avvalersi delle pietre della volta cadente del convento di S. Francesco. La spesa complessiva fu stimata sui 309,82 ducati, e il sig. Iliceto si fece garante per i lavori da eseguire alla sua stanza. L'Intendenza richiese però un ribasso della spesa, che fu concesso in ragione di 10 ducati dallo stesso sig. Iliceto, al quale erano stati assegnati i lavori. In corso d'opera si rese necessario rifare le fondazioni della porta, il che comportò un aumento di spesa, che però ottenne l'approvazione dell'Intendenza. I lavori furono eseguiti sotto il controllo dell'arch. Filippo Gifuni (colui che restaurò in stile neoclassico la facciata del municipio), il quale, con l'approvazione dell'ing. provinciale Lorenzo Avallino, apportò delle modifiche al progetto dell'ing. Cavalli. I lavori furono ultimati solo nel giugno 1844, con una spesa di 514,49 ducati attinti dal fondo comunale per la manutenzione e restauro delle mura cittadine.

 

**in età angioina si chiamava porta Sant'Antonio Abate, per via della vicina chiesa che, secondo la tradizione, fu fondata da re Roberto d'Angiò, negli anni venti o trenta del '300. Non si sa se la porta fosse presente già in età sveva o sia sorta insieme alla chiesa, quando re Roberto (terzogenito di re Carlo II d'Angiò) ordinò nel 1341 di rifortificare la città, ormai da decenni priva di difese. 

Gli storiografi locali del sei-settecento indicano la presenza di due cinte di mura concentriche: una esterna, più antica (romana), e una interna, più recente (medievale). Proprio nella cinta antica, nel punto di convergenza tra i due colli Albano e Belvedere, collocano la presenza di una porta che chiamano convenzionalmente "Albana". Nella nota mappa seicentesca del dr. Rocco del Preite, la porta è posta a nord-ovest di p. Sant'Antonio Abate, grosso modo all'inizio di viale Castello. 
Porta S. Antonio Abate, invece, si apriva poco oltre la chiesa, nei pressi dell'angolo dell'edificio scolastico "Edoardo Tommasone". Nell'800 era conosciuta anche come porta Castello, con l'attuale via Federico II intitolata "strada Real Castello" (poi via Castello), a sottolineare la sua principale funzione di collegamento tra la città e la fortezza.

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